Per un Europa dei popoli partecipiamo tutti alla manifestazione di Nizza il 7 Dicembre

 

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Progetto di carta dei diritti fondamentali

dell' Unione Europea

 

Una carta vittima del liberismo

un interessante commento di Michele Di Schiena

Per una ltra Europa
Un documeto redatto da ATTAC

 

 

Partecipiamo tutti alla manifestazione di Nizza il 6-7 Dicembre

Programma della manifestazione

Notizie utili


PROGETTO DI CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

fundamental.rights@consilium.eu.int

Oggetto:

Progetto di Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

PREAMBOLO

I popoli europei nel creare tra loro un'unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l'Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

L'Unione contribuisce al mantenimento e di questi valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa cerca di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali nonché la libertà di stabilimento.

A tal fine è necessario, rendendoli più visibili in una Carta, rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici.

La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti della Comunità e dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dal trattato sull'Unione europea e dai trattati comunitari, dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dalla Comunità e dal Consiglio d'Europa, nonché i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future.

Pertanto, l'Unione riconosce i diritti, le libertà ed i principi enunciati qui di seguito.

CAPO I

DIGNITÀ

Articolo 1

Dignità umana

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

Articolo 2

Diritto alla vita

Ogni individuo ha diritto alla vita.

2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Articolo 3

Diritto all'integrità della persona

Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

Nell'ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:

il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge

il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone

il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro

il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.

 

Articolo 4

Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti

Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

 

Articolo 5

Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato

Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

È proibita la tratta degli esseri umani.

 

CAPO II

LIBERTÀ

 

Articolo 6

Diritto alla libertà e alla sicurezza

Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

 

Articolo 7

Rispetto della vita privata e della vita familiare

Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni.

 

Articolo 8

Protezione dei dati di carattere personale

Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano.

Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.

Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente.

 

Articolo 9

Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia

Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

 

Articolo 10

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti.

2. Il diritto all'obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

 

Articolo 11

Libertà di espressione e d'informazione

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

 

 

Articolo 12

Libertà di riunione e di associazione

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

I partiti politici a livello dell'Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione.

 

 

Articolo 13

Libertà delle arti e delle scienze

Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata.

 

Articolo 14

Diritto all'istruzione

Ogni individuo ha diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua.

2. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all'istruzione obbligatoria.

3. La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all'educazione e all'istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

 

Articolo 15

Libertà professionale e diritto di lavorare

1. Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata.

2. Ogni cittadino dell'Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.

3. I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell'Unione.

 

Articolo 16

Libertà d'impresa

È riconosciuta la libertà d'impresa, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

 

Articolo 17

Diritto di proprietà

1. Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa. L'uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall'interesse generale.

2. La proprietà intellettuale è protetta.

 

Articolo 18

Diritto di asilo

Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea.

 

Articolo 19

Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

 

CAPO III

UGUAGLIANZA

 

Articolo 20

Uguaglianza davanti alla legge

Tutte le persone sono uguali davanti alla legge.

 

Articolo 21

Non discriminazione

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

2. Nell'ambito d'applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull'Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.

 

Articolo 22

Diversità culturale, religiosa e linguistica

L'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica.

 

Articolo 23

Parità tra uomini e donne

La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.

Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

 

Articolo 24

Diritti del bambino

1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

3. Ogni bambino ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

 

Articolo 25

Diritti degli anziani

L'Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale.

 

Articolo 26

Inserimento dei disabili

L'Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.

CAPO IV

SOLIDARIETÀ

 

Articolo 27

Diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa

Ai lavoratori o ai loro rappresentanti devono essere garantite, ai livelli appropriati, l'informazione e la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni previsti dal diritto comunitario e dalle legislazioni e prassi nazionali.

 

Articolo 28

Diritto di negoziazione e di azioni collettive

I lavoratori e i datori di lavoro, o le rispettive organizzazioni, hanno, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali, il diritto di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati, e di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero.

 

Articolo 29

Diritto di accesso ai servizi di collocamento

Ogni individuo ha il diritto di accedere a un servizio di collocamento gratuito.

 

Articolo 30

Tutela in caso di licenziamento ingiustificato

Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

 

Articolo 31

Condizioni di lavoro giuste ed eque

1. Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

2. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite.

 

Articolo 32

Divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro

Il lavoro minorile è vietato. L'età minima per l'ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età in cui termina la scuola dell'obbligo, fatte salve le norme più favorevoli ai giovani ed eccettuate deroghe limitate.

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico, mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione.

 

Articolo 33

Vita familiare e vita professionale

1. È garantita la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale.

2. Al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni individuo ha il diritto di essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto a un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l'adozione di un figlio.

 

Articolo 34

Sicurezza sociale e assistenza sociale

1. L'Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all'interno dell'Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

3. Al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

 

Articolo 35

Protezione della salute

Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.

 

 

Articolo 36

Accesso ai servizi d'interesse economico generale

Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.

 

Articolo 37

Tutela dell'ambiente

Un livello elevato di tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell'Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

 

Articolo 38

Protezione dei consumatori

Nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori.

 

 

CAPO V

CITTADINANZA

 

Articolo 39

Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo

1. Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

2. I membri del Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto.

 

Articolo 40

Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali

Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

 

Articolo 41

Diritto ad una buona amministrazione

1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione.

2. Tale diritto comprende in particolare:

il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio;

il diritto di ogni individuo di accedere al fascicolo che lo riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale;

l'obbligo per l'amministrazione di motivare le proprie decisioni.

3. Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri.

4. Ogni individuo può rivolgersi alle istituzioni dell'Unione in una delle lingue del trattato e deve ricevere una risposta nella stessa lingua.

 

Articolo 42

Diritto d'accesso ai documenti

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

 

Articolo 43

Mediatore

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di sottoporre al mediatore dell'Unione casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni o degli organi comunitari, salvo la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado nell'esercizio delle loro funzioni giurisdizionali.

Articolo 44

Diritto di petizione

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo.

Articolo 45

Libertà di circolazione e di soggiorno

1. Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

2. La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea, ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

Articolo 46

Tutela diplomatica e consolare

Ogni cittadino dell'Unione gode, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

 

CAPO VI

GIUSTIZIA

Articolo 47

Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale

Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo.

Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare.

A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia.

Articolo 48

Presunzione di innocenza e diritti della difesa

1. Ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata.

2. Il rispetto dei diritti della difesa è garantito ad ogni imputato.

Articolo 49

Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene

1. Nessuno può essere condannato per un'azione o un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o il diritto internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l'applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest'ultima.

2. Il presente articolo non osta al giudizio e alla condanna di una persona colpevole di un'azione o di un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, costituiva un crimine secondo i principi generali riconosciuti da tutte le nazioni.

3. Le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato.

Articolo 50

Diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato

Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell'Unione a seguito di una sentenza penale definitiva conformemente alla legge.

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 51

Ambito di applicazione

1. Le disposizioni della presente Carta si applicano alle istituzioni e agli organi dell'Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà come pure agli Stati membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione. Pertanto, i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l'applicazione secondo le rispettive competenze.

2. La presente Carta non introduce competenze nuove o compiti nuovi per la Comunità e per l'Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti dai trattati.

Articolo 52

Portata dei diritti garantiti

1. Eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

2. I diritti riconosciuti dalla presente Carta che trovano fondamento nei trattati comunitari o nel trattato sull'Unione europea si esercitano alle condizioni e nei limiti definiti dai trattati stessi.

3. Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non osta al diritto dell'Unione di concedere una protezione più estesa.

Articolo 53

Livello di protezione

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell'Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l'Unione, la Comunità o tutti gli Stati membri sono parti contraenti, in particolare la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri.

Articolo 54

Divieto dell'abuso di diritto

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata nel senso di comportare il diritto di esercitare un'attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Carta o di imporre a tali diritti e libertà limitazioni più ampie di quelle previste dalla presente Carta.

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Una carta dei diritti vittima del liberismo

Dopo aver ricordato i tanti caduti durante il fascismo per dare al nostro Paese libertà e dignità, Piero Calamandrei, in un discorso tenuto nel 1947 all’Assemblea Costituente, diceva che di questo impegno quegli uomini si erano riservati la parte più dura e difficile, quella di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. «A noi è rimasto - aggiungeva - un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini per debellare il dolore». Questo compito, che oggi come ieri interpella le coscienze democratiche di ogni Paese, non è stato adeguatamente assolto dalla Convenzione incaricata di redigere, peraltro senza alcun mandato popolare, il "Progetto di Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea" che i Capi di Stato e di governo dovrebbero approvare a Nizza nel prossimo dicembre.

«Più luci che ombre» sembra dire Stefano Rodotà (la Repubblica del 1? ottobre), che di quella Convenzione fa parte, indicando tra le luci della progettata Carta il richiamo ai principi di dignità della persona e di solidarietà, la tutela dei "nuovi" diritti (bioetica, tecnologie dell’informazione, ambiente) ed il riconoscimento del diritto dei lavoratori di essere informati e consultati in azienda e di non essere licenziati senza giusto motivo. Tra le ombre Rodotà vede invece la formulazione "insufficiente" del principio diseguaglianza alcuni limiti in materia di diritti economici e sociali. Non siamo del tutto d’accordo con l’illustre giurista e ci domandiamo quale valore può essere attribuito alla proclamazione dei principi di dignità della persona e di solidarietà quando risulti, come lui dice, insufficiente o, come a noi pare, nettamente regressiva la formulazione del principio di uguaglianza. La solidarietà senza l’uguaglianza non è forse una caricatura della giustizia che concede ciò che invece spetta e soccorre dopo aver discriminato? 11 fatto è che senza una adeguata valorizzazione del principio di uguaglianza quello di dignità della persona, anche se definito inviolabile, rischia di diventare evanescente,

specie quando viene riduttivamente concepito e tutelato soltanto nei confronti dei le violenze fisiche contro la vita e l’integrità personale. E’ quanto purtroppo accade (nonostante l’apprezzabile rifiuto della pena di morte) nel progetto che, a conferma di siffatta interpretazione, non contiene alcun riferimento alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali che la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite qualifica come indispensabili alla dignità e allo sviluppo della personalità dell’individuo. Ed a questo riguardo non può sfuggire che lo stesso progetto afferma nel preambolo, per poi smentirsi nelle disposizioni successive, l’indivisibilità dei principi di dignità della persona, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà dimenticando che, quando anche solo uno di questi principi viene negli Statuti mortificato, tutti gli altri risultano gravemente compromessi.

E poi, come riconosce lo stesso Rodotà, il progetto brilla per il suo ripiegamento su una concezione formale della democrazia perché privata dell’impegno di rendere effettivi i diritti ed impoverita della scelta di assumere come compito dell’Unione quello, affermato dal secondo comma dell’art. 3 della nostra Costituzione, per il quale una comunità democratica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono lo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione dei cittadini alla vita del paese. Questo riferimento ci porta a rilevare il silenzio del progetto su un altro valore di fondamentale importanza, quello della "partecipazione", che la Dichiarazione universale esalta all’art. 21 e che la citata norma del nostro Statuto estende all’organizzazione economica del Paese, indicando in tal modo la meta di una democrazia economica di segno progressivo, estranea alla logica della Carta così come ad essa è estraneo, nonostante il cenno ad un "futuro di pace’; il rifiuto della guerra come strumento non strettamente difensivo. I diritti sociali ed economici sono inoltre significativamente trattati nel capo II della Carta intitolato alle "libertà".

Il diritto al lavoro che la nostra Costituzione all’art. 4 non solo chiamata con il suo nome "proprio" ma rafforza sollecitando la Repubblica a renderlo effettivo, nel progetto muta fisionomia e da diritto ad una occupazione redditizia si trasforma in diritto "di lavorare", di esercitare una professione liberamente scelta e di cercare lavoro in qualunque Stato dell’Unione: non più quindi diritto ad un bene essenziale della vita ma esplicazione di una generica libertà professionale quasi che la comunità europea, con la disoccupazione che si ritrova, avesse solo il dovere di garantire la facoltà di scelta del lavoro e non anche, e soprattutto, quella di allargare l’area della occupazione. Il Progetto nulla dice poi sul diritto del lavoratore ad avere una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost. ed art. 23 Dichiarazione universale); proclama il diritto alla libertà d’impresa ed alla proprietà privata senza menzionarne i limiti imposti dall’esigenza di tutelare l’interesse generale (art. 41 e42 Cost.); riconosce i diritti alla previdenza, all’assistenza ed alla salute ma solo con un meccanico rinvio alle legislazioni e alle prassi nazionali spesso inadeguate.

Abbiamo quindi un progetto di carta che abbandona le conquiste sociali più avanzate, che proclama l’ovvio e dimentica l’essenziale, che parla di "promozione" solo nel preambolo in favore di uno sviluppo economico di modello capitalista e mai con l’intento di rendere effettivi i diritti fondamentali; che dice e non dice parole di giustizia e, quando le dice limita, sfuma, declina ogni impegno. Una Carta dunque dall’anima liberista e dal volto ambiguo, che sul versante degli interessi deboli toglie fingendo di dare e riconosce ciò che in uno Statuto europeo nessuno oggi si sognerebbe di negare. Non sappiamo se questo Progetto, dopo la sua presentazio nel 13 ottobre al vertice europeo dì Biarritz potrà essere radicalmente modificato. Anche se tutto induce al pessimismo, ce lo auguriamo nell’interesse dell’Europa. In caso contrario, gli avversari dei "pensiero unico" non potranno certo sottoscrivere una Carta così ideologicamente "intestata".

Michele Di Schiena

presidente onorario aggiunto Corte di Cassazione

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L’Unione, motore della globalizzazione liberista

I motori della globalizzazione liberista non sono solamente le imprese transnazionali, i mercati finanziari e le istituzioni multilaterali che fanno loro da spalla (Fmi, Banca mondiale, Ocse, Omc). Sono anche i governi dei grandi paesi industrializzati e, per quel che riguarda l’Europa istituzionale, la Commissione europea e il Consiglio d’Europa. La Commissione, che detiene il monopolio della proposta di atti legislativi comunitari, è da lungo tempo conquistata alle tesi ultraliberiste e, nel campo in cui essa dispone di poteri autonomi, quello della concorrenza, persegue sistematicamente la sua offensiva contro i servizi pubblici, per la loro privatizzazione e, a livello internazionale – all’interno dell’Omc in particolare – per la "liberalizzazione" a oltranza del commercio di beni e servizi, quelli dell’educazione della salute in specie. La Commissione è dunque una istituzione le cui politiche Attac, nei campi d’intervento previsti dalla sua piattaforma, non può non combattere vigorosamente.
Il Consiglio d’Europa, che raggruppa i capi di stato e di governo dei Quindici, è l’istanza d’impulso e orientamento delle politiche dell’Unione europea, di cui la Commissione (attraverso le sue proposte), gli Stati membri (attraverso le posizioni che prendono in consigli di ministri specializzati, il Consiglio dell’Unione) e il Parlamento (nei campi in cui dispone di poteri di co-decisione) sono gli attori operativi. Si deve constatare che il Consiglio d’Europa (in cui le decisioni vengono prese per consenso, dunque, per quel che riguarda la Francia, con l’avallo del Presidente della repubblica e del primo ministro) è anch’esso un protagonista attivo della globalizzazione liberista, quando avrebbe potuto rappresentare un argine. Lo si è specialmente constatato a Lisbona, nel marzo scorso, quando il Consiglio d’Europa ha dato il via libera – oltre che un colpo d’acceleratore – a tutte le misure di "liberalizzazione" reclamate dalla Commissione.
Questo è il contesto ideologico del Consiglio d’Europa sotto presidenza francese che si è tenuto a Biarritz il 13 e 14 dicembre, e di quello che si terrà a Nizza in dicembre. Quest’ultimo dovrà decidere sullo statuto della Carta europea dei diritti fondamentali varata a Biarritz, e adottare un nuovo trattato di riforma delle istituzioni dell’Unione per renderle compatibili con il progettato allargamento agli undici paesi attualmente ammessi come candidati. Ci sarà egualmente, come ad ogni vertice, da pronunciarsi su un gran numero di altre misure settoriali che avranno molta meno pubblicità. Tutto porta a credere che, nella maggior parte dei casi, queste decisioni non si discosteranno dalla logica liberista dominante.

 

2. Una "riforma" istituzionale che lascerebbero le mani libere alla Commissione per far commercio del mondo con l’Omc

Attac non deve pronunciarsi sulle forme istituzionali che può adottare l’Unione (leggere il promemoria sul funzionamento dell’Ue più avanti), salvo se esse mirano a rafforzare la "capacità di nuocere" delle istanze comunitarie, in primo luogo della Commissione, in materia di liberalizzazione. E’ in particolare questo il caso del problema della competenza condivisa da Commissione e Stati membri in quel che concerne la politica commerciale comune. Apparentemente molto tecnica, questa questione è assolutamente fondamentale nella lotta condotta da Attac e altri movimenti di cittadinanza contro l’Accordo generale sul commercio dei servizi (Agcs), i cui negoziati sono appena ripresi a Ginevra. Attac si oppone vigorosamente a ogni "riforma" istituzionale che dia alla sola Commissione – su mandato del Consiglio dell’Unione attraverso un voto a maggioranza qualificata – i poteri che, in certi campi (quello della maggior parte dei servizi e della proprietà intellettuale), essa è oggi costretta a dividere con gli Stati membri. Una tale "riforma" (i cui dati tecnici sono esplicitati nell’allegato) impedirebbe a un governo – e dunque ai movimenti cittadini che possono fare pressione su di esso – ogni possibilità di bloccare certe iniziative ultraliberiste del commissario Pascal Lamy. Ciò che è stato possibile all’Ocse, quando un solo paese (la Francia) ha fatto fallire l’Accordo multilaterale sugli investimenti (Ami), non lo sarebbe più a livello dell’Unione: bisognerebbe in quel caso mettere insieme una minoranza di blocco nei voti a maggioranza qualificata che sono la regola in materia di politica commerciale comune. Una minoranza praticamente impossibile da mobilitare, data la propensione libero-scambista della quasi totalità dei membri dell’Unione.
Attac farà dei passi nei confronti del ministro incaricato degli affari europei, del ministro del commercio estero, e della rappresentanza nazionale per far fallire questo tentativo di "disarmo" della contestazione del libero-scambismo scatenato che la Commissione promuove. I comitati locali sono invitati a interpellare il prima possibile i loro rappresentanti istituzionali su questa questione capitale.

 

Le poste in gioco della maggioranza qualificata

In un numero crescente di campi, le decisioni in seno al "pilastro" comunitario si prendono a maggioranza detta qualificata. Per il calcolo di questa maggioranza, ogni Stato dispone di un numero di voti che riflette in maniera molto imperfetta il suo peso demografico. Dispongono di 10 voti la Germania, la Francia, l’Italia e il Regno Unito; di 8 voti la Spagna; di 5 voti il Belgio, la Grecia, l’Olanda e il Portogallo; di 4 voti l’Austria e la Svezia; di 3 voti la Danimarca, la Finlandia e l’Irlanda; di 2 voti il Lussemburgo. Per un totale di 87 voti.

Perché una decisione sia adottata, bisogna che essa raduni 62 voti. Perché sia rigettata, bisogna dunque radunare una minoranza di blocco di 26 voti, per esempio quelli della Francia, dell’Italia, della Danimarca e dell’Irlanda.

Le decisioni più importanti (nuove adesioni, bilancio, fiscalità, certe questioni sociali, ecc.) richiedono l’unanimità. Il loro passaggio alla procedura della maggioranza qualificata permetterebbe decisioni molto più facili, perché il diritto di veto sarebbe abolito. Ma questo passaggio potrebbe, secondo i casi, avere effetti positivi o negativi. Così, permetterebbe senza dubbio decisioni più progressiste in materia sociale (in cui il veto britannico del "neo-laburista" Tony Blair è sistematico) o fiscale (in cui Londra e il Lussemburgo impediscono ogni misura seria contro i paradisi fiscali). In compenso, in materia commerciale la maggioranza qualificata costituirebbe un’arma temibile a disposizione del commissario Pascal Lamy.

 

La competenza condivisa Commissione/Stati membri in materia di politica commerciale comune europea

L’articolo 113 del trattato di Roma (divenuto articolo 133 nel trattato sull’Unione europea modificato dal trattato di Amsterdam) affida alla Commissione l’elaborazione e la messa in opera esclusive della politica commerciale comune dell’Unione, sulla base di decisioni del Consiglio dell’Unione europea prese a maggioranza qualificata. Divergenze sono apparse tra la Commissione e gli Stati sulla delimitazione delle misure e dei campi coperti da questa politica commerciale. Dato che non si possono riassumere in poche righe dibattiti giuridici complessi, ci si contenterà qui di riferirne lo stato dei luoghi attuali che risulta dalla sentenza 1/94 del 18 novembre 1994 della Corte di giustizia delle Comunità europee (Cice). Secondo questa sentenza, se l’insieme del commercio dei prodotti entra nella politica commerciale comune, la maggior parte dei servizi e dei diritti di proprietà intellettuale ne sono, in compenso, esclusi. La Commissione non ha competenze esclusive che sulla base di una certa abilitazione espressa da ciascuno degli Stati membri, vale a dire sulla base di un voto unanime del Consiglio. E’ questo fossato che la Commissione vorrebbe fosse saltato.

 

3. La Carta dei diritti fondamentali adottata a Biarritz: uno strumento di regressione sociale

Nella prospettiva dei vertici di Biarritz e di Nizza, una buona parte dell’attività dei movimenti di cittadinanza e dei sindacati si è concentrata sulla questione della Carta europea dei diritti fondamentali, la cui elaborazione era stata decisa al Consiglio europeo di Colonia nel giugno 1999, e la cui versione finale è stata adottata al Consiglio europeo di Biarritz del 13 e 14 ottobre . E’ su questo tema che in particolare si preparano grandi mobilitazioni a Nizza. Questo testo pone due questioni: quelle del suo contenuto e del suo statuto, alle quali alcuni aggiungono quella, più fondamentale, del suo fondamento. Queste questioni rinviano infatti alla natura stessa della costruzione europea e al suo avvenire.
Il contenuto, articolato in sette capitoli, propone tre grandi questioni:

- La prima è quella relativa ai diritti dell’uomo e alle libertà fondamentali, che riprende, per l’essenziale, le disposizioni di un testo già esistente, quello della Convenzione europea sui diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa. Questo testo, datato 1950, è stato ratificato a suo tempo dai paesi membri. Non lo è dall’Unione in quanto tale. Non sarebbe, semplicemente, la cosa da fare?

- La seconda parte raggruppa i diritti civili e politici già garantiti nelle Costituzioni dei paesi membri. Incorporarli in una Carta europea non aggiunge nulla di più ai cittadini di ciascuno di questi paesi.

- La terza parte, che tratta dei diritti economici e sociali, è evidentemente quella che solleva la maggior parte delle controversie e che mobilita i sindacati e i movimenti cittadini. Sotto la pressione del governo di Tony Blair, totalmente allineato alle posizioni del padronato britannico, questo testo, in alcuni suoi elementi, costituisce una regressione, particolarmente in rapporto: alle legislazioni di diversi paesi, tra cui la Francia; al Patto relativo ai diritti economici, sociali e culturali votato nel 1966 dall’assemblea generale dell’Onu a completamento della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948; alla Carta sociale rivista dal Consiglio d’Europa; a certe convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil).
I diritti sindacali vi sono largamente ignorati; il diritto di sciopero vi è stato introdotto solamente in extremis con un giro di frase; il diritto al lavoro vi è divenuto "il diritto di lavorare" (articolo 15); non vi è fatta alcuna menzione al diritto a un reddito minimo, ecc. La libertà di circolazione dei capitali, in compenso, è citata nel preambolo. Si comprende, in queste condizioni, che il contenuto della Carta susciti l’opposizione dell’insieme dei membri della Confederazione europea dei sindacati (Ces).

Inoltre, lo statuto della Carta non è ancora definito. Lo sarà, teoricamente, a Nizza. Si tratterà di un documento dal valore d’un semplice proclama, oppure avrà il valore di una prescrizione? In quest’ultima ipotesi e anche, secondo alcuni giuristi, nella prima, la sua applicazione toccherebbe alla Corte di giustizia delle Comunità europee, che ha fin qui fondato la maggior parte dei suoi decreti sul sacrosanto diritto alla concorrenza e che potrebbe, per esempio, essere chiamata ad arbitrare e a creare una giurisprudenza tra la libertà di circolazione dei capitali e il "diritto di lavorare". Nel suo contenuto attuale, la Carta rischia dunque di costituire una leva per rimettere in causa diritti sociali esistenti in numerosi paesi europei. Il paradossa sarebbe quello di un processo mirante, secondo i suoi iniziatori, a dare un "contenuto sociale" all’Europa, che venga utilizzato contro i diritti dei salariati. Una volta di più, la logica perniciosa dell’attuale costruzione europea appare in piena luce.

 

Promemoria

I meccanismi della decisione nell’Ue

Le decisioni all’interno del "pilastro comunitario" dell’Ue (i due altri "pilastri", "politica estera e di sicurezza comune" e "giustizia e interni" seguono altre procedure) sono il risultato di un equilibrio complesso tra due logiche, ciascuna delle quali si incarna in istituzioni:

- la logica intergovernativa, vale a dire quella dei compromessi tra gli interessi degli Stati, incarnata dal Consiglio d’Europa e dal Consiglio dell’Unione europea (o Consiglio dei ministri);

- la logica comunitaria o sovranazionale, vale a dire quella di un interesse "europeo", presuntamente indipendente da quello di ciascuno Stato, incarnato dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dalla Corte di giustizia delle comunità europee.

- Il Consiglio d’Europa (o Vertice europeo) creato nel 1974 – dunque ben dopo il trattato di Roma del 1957 – riunisce i capi di stato e di governo dei Quindici. Di fatto, il solo capo di stato è il presidente della repubblica francese, e la delegazione francese, in periodi di coabitazione, comprende anche il primo ministro. Il Consiglio d’Europa si riunisce almeno due volte l’anno, di fatto quattro (due volte per ogni presidenza di turno dell’Unione che dura sei mesi). Così, sotto la presidenza francese del secondo semestre 2000, ci saranno due Consigli: quello di Biarritz e quello di Nizza. Il Consiglio d’Europa dà i maggiori impulsi e definisce gli orientamenti generali dell’Unione, che saranno messi in pratica dalla Commissione, dal Consiglio dell’Unione europea e dal Parlamento. Il Consiglio d’Europa di Lisbona (marzo 2000) ha dato all’unanimità, con l’avallo del primo ministro francese, un gran colpo d’acceleratore a tutte le politiche di "liberalizzazione".

- La Commissione europea è attualmente composta da 20 commissari: due per ogni "grande" Stato (Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito) e uno per ciascuno dei 10 "piccoli" Stati. Il presidente della Commissione (attualmente Romano Prodi) è designato per cinque anni dal Consiglio d’Europa, e i 19 altri commissari, egualmente per cinque anni, in una consultazione tra gli Stati e il presidente della Commissione. Una volta designato, un commissario è tenuto a non rappresentare più gli interessi dello Stato da cui proviene, ma un interesse "superiore" europeo. Nei fatti, la filosofia condivisa da tutti i commissari è il liberismo, ideologia comune ai differenti trattati: quello di Roma (1957), l’Atto unico (1986), quello di Maastricht (1992), quello di Amsterdam (1997) e prossimamente quello di Nizza. I due commissari francesi sono il Rpr (partito della destra, ndt.) Michel Barnier e il "socialista" Pascal Lamy. La Commissione ha il monopolio della proposta di atti legislativi comunitari (regolamenti, direttive e decisioni); è la "guardiana dei trattati, e l’organo d’esecuzione delle politiche comunitarie (per esempio la politica agricola e la politica commerciale) e degli atti legislativi comunitari. Il monopolio delle proposte le dà di fatto poteri considerevoli: è sui suoi testi, e solamente su di essi, che i ministri deliberano. Inoltre, la Commissione dispone di poteri propri sulla questione della concorrenza, ciò che le permette di intervenire, senza far riferimento agli Stati, in una quantità di settori.

- Il Consiglio dell’Unione europea (o Consiglio dei ministri) è composto da una rappresentante per ciascuno degli Stati membri. Secondo il campo di cui si discute, il Consiglio raggruppa i ministri incaricati degli esteri, delle finanze, dell’ambiente, dell’industria, ecc. Il Consiglio è l’organo legislativo dell’Ue: è esso, giustapposizione degli esecutivi dei Quindici, che adotta gli atti legislativi comunitari in tutti i campi (ad eccezuione della concorrenza), sulla base delle proposte della Commissione. Il Consiglio rende le sue decisioni secondo tre differenti modalità, previste caso per caso dai trattati: maggioranza semplice (per le questioni di procedura), unanimità o maggioranza qualificata.

- Il Parlamento europeo comprende attualmente 626 deputati, eletti lo stesso giorno per 5 anni a suffragio universale in ciascuno dei 15 Stati. I suoi gruppi politici sono costituiti per affinità ideologica, e sono dunque tutti plurinazionali. Il Parlamento non ha le prerogative di un parlamento nazionale: non dispone né del diritto d’iniziativa (monopolizzato dalla Commissione) né del potere di decisioni legislative. Nel migliore dei casi, e in un numero limitato di campi, divide quest’ultimo con il Consiglio dell’Unione europea (processo detto "di co-decisione"). Negli altri casi, prevalgono le procedure dette "di consultazione" o "di cooperazione".

- A ogni nuovo trattato, il Parlamento ha acquisito poteri supplementari: attualmente è esso a designare il presidente della Commissione, può revocare quest’ultimo con una mozione di censura, vota il bilancio e controlla la sua applicazione. La sua "approvazione conforme" è richiesta per gli accordi internazionali e per l’adesione di nuovi membri all’Ue.

- La Corte di giustizia delle comunità europee, che ha sede a Lussemburgo, è composta da 15 giudici e 9 avvocati generali. Assicura il rispetto del diritto comunitario e, attraverso la sua giurisprudenza, l’interpretazione dei trattati. I suoi decreti, obbligatori ed esecutivi in ciascuno dei paesi membri, sono essenzialmente fondati sul principio della concorrenza, base dei differenti trattati.

 

4. Attac sul suo terreno

Di fronte a una Carta che costituisce una aggressione contro i diritti sociali, e il cui statuto è per altri versi assai preoccupante, Attac è solidale con i sindacati e tutti i movimenti cittadini che la rifiutano. Raggruppando persone fisiche e associazioni che hanno opinioni molto diverse sull’architettura futura dell’Unione, l’associazione non deve prendere posizione su questa questione. In compenso, si pronuncia e si pronuncerà sulle politiche condotte o progettate da parte dell’Unione. E’ per questo che nei forum, dibattiti e azioni di ogni genere, e specialmente nella grande manifestazione organizzata a Nizza il 6 dicembre e nel corso delle iniziative del 7 dicembre, Attac si pronuncerà:

- per una politica monetaria europea orientata verso la crescita e il lavoro, ciò che passa per la rimessa in discussione, nei trattati, dell’indipendenza della Banca centrale europea e attraverso un controllo democratico su di essa;
- per una riforma complementare dei trattati che metta la coesione economica e sociale al di sopra del principio di concorrenza;
- per la rimessa in causa del Patto di stabilità, autentico piano di aggiustamento strutturale applicato all’Unione;
- contro l’obbligo ai paesi candidati all’adesione di piegarsi alle norme ultraliberiste che sono loro imposte;
- per la difesa del concetto di servizio pubblico, che la Commissione tenta di eliminare con il pretesto della "concorrenza";
- per la cancellazione del debito pubblico del terzo mondo da parte dei paesi membri dell’Unione;
- contro ogni nuovo potere affidato alla Commissione riguardo ai negoziati commerciali internazionali;
- per la subordinazione del commercio internazionale al rispetto dei diritti fondamentali e, in questo quadro, per l’esclusione totale dell’educazione, della sanità e della cultura dall’ambito di discussione dell’Omc;
- per la protezione dell’agricoltura contadina nell’Unione e contro i compensi alle esportazioni agricole;
- per un autentico partenariato economico, sociale e culturale con i paesi terzi del Sud e dunque contro il progetto di zone di libero scambio con i paesi mediterranei e con quelli del Mercosur, che andranno a vantaggio solamente dei più forti (paesi o settori sociali);
- per l’avvio urgente di una istanza democratica di riflessione tra l’Ue e l’Africa, al fine di definire una strategia, fondata sul rispetto reciproco, in vista di promuovere lo sviluppo solidale e il commercio equo;
- per una zona Tobin in Europa;
- per una lotta determinata contro i mondi senza legge della finanza (paradisi fiscali e altri), cominciando con quelli situati in Europa, e la loro abituale utilizzazione da parte degli interessi finanziari e industriali europei;
- per l’interdizione della complicità marittima mondiale e il suo uso da parte di noleggiatori e armatori europei;
- per la libertà di circolazione delle persone e delle idee all’interno dell’Ue, per la concessione dei diritti sociali a tutti i lavoratori migranti e per l’estensione dei diritti politici a quelli tra loro che sono stabilmente residenti;
- e, in generale, per una autentica politica sociale europea che innalzi i diritti invece di trascinarli massicciamente verso il basso.

E’ su queste parole d’ordine che i militanti di Attac di tutta la Francia sono invitati a partecipare in massa alla manifestazione che avrà luogo il 6 dicembre prossimo a Nizza.


Notizie utili per partecipare alla manifestazione di Nizza

Da Pinerolo:     Mercoledì 6 Dicembre

                          Partenza ore 7,30 con auto proprie dalla sede di Via Bignone, arrivo a Cuneo per le 9,00
                          Partenza del Treno per Nizza ore 9,17 arrivo previto per le 11,31
                          Manifestazione nel pomeriggio per le vie di Nizza con i sindacati di base e altri movimenti
                          Partenza da Nizza alle ore 19,05 arrivo a Cuneo alle 21,58 ritorno a Pinerolo previsto per le ore 23,15

Da Torino con i compagni di alternativa sindacale

                            Siamo in attesa di informazioni

Da Roma con i giovani comunisti

                            Siamo in attesa di informazioni


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Programme du Contre Sommet

 

Programme du Collectif de Nice
  
(tous les intervenants et artistes indiqués sont sous réserve de confirmation)

Mercredi 6 décembre
ª matin : accueil des participants et conférence de presse
ª après-midi : participation à la manifestation
ª soirée : grand meeting avec deux intervenants (Susan George
                  et une personne des Marches Européennes contre le chômage)
ª concert avec Nux Vomica, KDN, RAS, ...

Jeudi 7 décembre
ª matin : actions médiatiques et symboliques
ª soirée : forums sur le thème "Emploi et questions économiques"
     - Emploi et service public :
        présidence : SGEN-CFDT 06
        intervenants : une personne d'AC !, de l'Appel des économistes
                                contre la pensée Unique, de SUD et du PCF 
     - Taxe Tobin en zone Euro :
        présidence : CLAJ-PACA
        intervenants : une personne d'ATTAC, 2 européens choisis par
                                ATTAC, Harlem Désir de la Gauche Socialiste

Vendredi 8 décembre
ª soirée: forums sur le thème "Démocratie et droits sociaux"
     - démocratie, discrimination et lutte contre l'extrême-droite
       présidence : Comité de vigilance contre l'extrême-droite
       intervenants : une personne d'ADN, du MRAP, des Alternatifs
                           et un Autrichien (ou un belge)
     - Charte européenne des Droits Fondamentaux
       présidence : Article Premier
       intervenants : une personne des Verts, du Collectif national pour
                              le droit des femmes, du CCDF et de la LCR

 

Programme d'Article Premier ^

Mercredi 6 décembre

ª Maison du Séminaire - 29, Boulevard Franck Pilatte 06300 Nice
    - De 10 à 12 heures : rencontres thématiques
              -   Les diverses formes d’esclavage contemporain
              -  Les armes légères et le mercenariat. Quel contrôle ? Quelle
                 limitation ?
    - De 12 à 13 heures :
              -  Point presse : Présentation de la motion 2000 d’Article Premier
              -   La lutte contre l’impunité : pour une pleine application des
                 droits fondamentaux.

ª De 10 à 13 heures - 31, rue du Docteur Fighiera – Nice quartier Saint Roch :
    - Débat public: Les Droits économiques, sociaux et culturels (DESC)
                              Une nouvelle conquête pour la dignité humaine

ª De 20h30 à 22h30 – Cinéma Pathé : 31, avenue Jean Médecin Nice :
    - Carrefour de la société civile
    - La société civile pour une Europe démocratique et solidaire

Les 22 associations membres d’Article Premier
ACAT France - ACTION CONTRE LA FAIM - AGIR ICI - AIDE MEDICALE INTERNATIONALE AMNESTY INTERNATIONAL - BIOFORCE DEVELOPPEMENT - CCFD - COMITE CONTRE L’ESCLAVAGE MODERNE (CCEM) - COFRADE - DROITS D’URGENCE - FEDERATION FRANCAISE DES CLUBS UNESCO - FRANCE LIBERTES - FRERES DES HOMMES - HANDICAP INTERNATIONAL LES AMIS DU BUS DES FEMMES - MEDECINS DU MONDE – OBSERVATOIRE INTERNATIONAL DES PRISONS - REPORTERS SANS FRONTIERES - RESEAU LES FEMMES AUSSI - SECOURS CATHOLIQUE - SURVIE - TERRE DES HOMMES France.
Coordinatrice : Véronique Forget : Tél. 01.53.38.65.23 -Fax. 01.53.38.55.00 E-mail : vforget@amnesty.asso.fr
Contact Presse : Malka Marcovich : Tél. 06.86.81.62.44 – Fax. 01.47.71.90.13 E-mail : malkam@club-internet.fr

Les associations membres du collectif Article Premier de Nice
ACAT – Action Contre la Faim - Amnesty International – ASSIC – ATD Quart-monde – CCFD Médecins du Monde Secours Catholique - Terre des Hommes – UNICEF
Contact : Véronique Saviane : Tél/Fax : 04.93.46.26.36 – E-mail : veronique.saviane@wanadoo.fr

 

 

Le Contre Sommet fait son cinéma ^
En prélude au Contre Sommet, au Cinéma Le Mercury
place Garibaldi à 20h30 - 29 F

Vendredi 10 novembre :
   - Les glaneurs et la glaneuse, d'Agnès Varda

Samedi 18 novembre :
   - Barbecue pejo, de Jean Odoutan

Samedi 25 novembre :
   - Lady Bird, de Ken Loach

Samedi 2 décembre :
   - Comme un aimant, d'Akhénaton et Camel Saleh

 

 

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