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| Maschere |
Parte 2: Un cuore ferito
Salendo in fretta e furia le scale che portavano al primo piano quattro gradini alla volta, Oscar in un primo tempo si sfogò come potè: la porta della sua camera e poi la sua uniforme d'ufficiale ne fecero le spese, sbattute tutte e due con ugual furore. Diavolo! Col cavolo se ci capiva qualche cosa!! André, il suo più sicuro, il suo più fedele amico che si comportava all'improvviso come... come la Du Barry! Ah no, veramente per favore! Che aveva dunque nella testa quel disgraziato! Che credeva? Che lei non avesse notato i suoi piccoli maneggi da...
La giovane donna di colpo smise di misurare rabbiosamente la stanza a grandi passi e chiuse gli occhi: “...da quella maledetta sera.” completò lei nel pensiero, e le sue nocche si serrarono fino a sbiancare, le braccia abbandonate lungo il suo corpo, mentre il ricordo la sommergeva.
Non aveva visto nulla dei fasti di Versailles, né degli ori rutilanti dei lampadari come ogni volta che c'era un ballo a Corte; aveva anche a stento realizzato di trascinarsi dietro tutti gli sguardi d'ammirazione che l’avevano seguita quando era entrata nella Grand-Salle. In fondo, che le importava di quelle centinaia di occhi inchiodati alla sua bellezza della quale fino ad un istante prima ignorava l’esistenza.
Nulla più contava, nulla più esisteva se non l'ardente gioia di svelare finalmente la sua vera natura ai soli occhi che ormai tenevano il suo cuore prigioniero, quelle pupille d'alba pallida nelle quali brillavano delle tristezze insondabili. Come avrebbe voluto riscaldarle con il suo amore e potervi regnare incontrastata.
Da diverse settimane quella era la sua segreta ossessione, la sua più dolce follia: non mentire più, mai più, non dover più sfidare Dio e gli uomini con la terribile impostura che il destino le aveva imposto. Sì, che dolce, che meravigliosa follia, quella di affidare la sua vita e il suo avvenire a colui che aveva imparato a conoscere e a stimare, giorno dopo giorno! Ad amare, alla fine. Un uomo che lei aveva visto anche soffrire, morire d'un amore impossibile per un'altra mentre lei stessa agonizzava allo stesso modo per lui.
Ma dopo tutto, due cuori feriti non possiedono forse dei misteriosi rimedi noti solo a loro per guarirsi l'un l'altro? "Oh sì, Fersen, mio dolce amico, io saprò farvi dimenticare la Regina, lo giuro!"
E mentre avanzava in quella sala da ballo, forte delle sue certezze e bella come un angelo, vedendo all'improvviso interporsi la alta e seducente figura, il suo cuore aveva fatto un balzo.
Lui... Lui, finalmente!, che la guardava intensamente con ardore, già geloso di tutti quelli ai quali questa quella giovane sconosciuta si fosse degnata di accordare uno sguardo! Se gli fosse apparsa a quel modo, anni prima, pensò sognante lei, quanti tormenti sarebbero stati risparmiati ai loro cuori! Perché lei aveva vinto, ne fu del tutto certa nel vederlo mangiarsela con gli occhi, letteralmente stregato. In quegli occhi, la Regina non aveva più alcun posto.
Eppure... che cos'era stato quel turbamento che le aveva annebbiato la mente? Perché non era riuscita a rispondere al suo sorriso, ad iniziare il sottile gioco di seduzione che aveva deciso di ingaggiare con lui? Non era forse venuta per quello...
Con la testa confusa si era vista al contrario continuare il suo cammino, allontanarsi da lui con una andatura piena di grazia e di sicurezza che era ben lontana dal provare.
E c'era stata la sua voce.
Quella stupenda, incomparabile voce leggermente colorata di inflessioni strane e carezzevoli che venivano dalla Svezia, quel timbro così particolare nel quale vibrava l'inquietudine che quella giovane bellezza potesse declinare la sua richiesta. "Oh, Fersen, come avrei potuto rifiutarvi questo minuetto? Non sapete che già da molto tempo le mie forze mi abbandonano al suono di ciascuna delle vostre parole? La vostra voce, unica fra tutte, che mi cullava, mi inebriava sicuramente più della danza mentre sono stata nelle vostre braccia..."
Non poteva stancarsi di ascoltarla, ancora e ancora mentre le parlava di una persona dal destino ben strano: una donna-soldato, condannata dalla follia del padre a diventare il solo erede maschio che non avrebbe mai avuto, una donna la cui bellezza eguagliava il coraggio.
Lei era trasalita. Senza che lui se ne rendesse conto, le aveva appena fatto il più bello dei doni: lui provava dunque veramente della tenerezza, un'ammirazione sincera nei suoi confronti, nonostante la sua apparenza mascolina.
Folle d'amore aveva alzato il suo sguardo, volendo urlare la meravigliosa verità... senza sapere che stava per ricevere la più crudele delle ferite.
Lui aveva continuato in effetti, terminando di descrivere questa persona che sembrava rassomigliarle: "perché a dispetto degli abiti senza grazia che è costretta a portare, vi posso assicurare, Madame, che non esiste una più bella e migliore amica."
In un istante lei esplose in miliardi di particelle di disperazione, stroncata da quelle cinque spine intinte in un veleno violento: amica...
Amica! Ecco dunque quello che lei era, quello che sarebbe stata per sempre ai suoi occhi! Anche se affascinato dal suo aspetto femminile, non le potrebbe dunque proporle che un simulacro di sentimenti!
Il sapore della nausea le era salito alla bocca mentre quel minuetto sembrava poco a poco trasformarsi in danza infernale.
Sarebbe caduta. Se non l'avesse fermamente afferrata sarebbe caduta per terra, toccata come era nel più profondo dell'anima, nella carne viva. Fosse accaduto solo un secondo prima, avrebbe gridato di gioia sentendosi abbracciata così audacemente, bruscamente così vicini l'uno all'altra, ma ora era inorridita per questo avvicinamento improvviso che permetteva a quegli occhi grigi di immergersi nei suoi e poco a poco di comprendere... di smascherarla... di riconoscerla!
Riprendendo i suoi andirivieni, Oscar asciugò rabbiosamente una lacrima bruciante, furiosa contro se stessa per la sua debolezza. Era morta quella sera, e allora! Un cuore non era che un organo, era possibile, dopotutto, domarlo, sottometterlo alla disciplina come si sarebbe fatto con uno stomaco!
Un cuore, il suo cuore, ormai doveva farlo governare dalla fredda ragione, senza mai più lasciarlo in preda ai disprezzabili sussulti delle passioni. La donna era ormai bell’e morta, lasciando il posto al più insensibile, al più spietato dei soldati.
E da un mese era quello che lei era in effetti, gettandosi a capofitto nelle sue incombenze militari con una rabbia disperata, cercando di oltrepassare i limiti della resistenza fisica, tanto sua quanto quella dei suoi soldati. Ma lei sarebbe riuscita a vincere questa cosa, questo dolore atroce mescolato alla vergogna, insidiosamente nascosta, lei ci sarebbe riuscita come aveva sempre saputo superare uno ad uno gli ostacoli che suo padre aveva messo sulla sua strada per fare di lei un uomo. Sì. Grazie a quella temibile educazione, lei ci sarebbe riuscita, a costo di uscirne spezzata.
E poi c'era qualcosa di più urgente: infilzare André.
André e quelle sue grottesche camicie rosa e verdi! Gliene avrebbe fatte vedere lei, delle rosa e delle verdi! E anche di tutti i colori! Scellerato! Disgraziato! Si sarebbe presto reso conto a cosa si andava incontro a burlarsi a quel modo del Colonello Oscar François de Jarjayes!
Ritrovò il giovane uomo vicino alla fontana, a est della proprietà, la schiena voltata perché più interessato alla grande quercia che esaminava attentamente, una mano alzata a mò di visiera per proteggersi dagli ultimi raggi di sole della giornata.
"Guarda Oscar, credo che delle cince abbiano fatto il loro nido e..."
"YAAAAAHHH !!!"
Eccoli gli uccellini!
André ebbe giusto il tempo di parare la ferocia dell'attacco. Scatenata, Oscar lo era ancora di più per aver scoperto che cosa lui indossava sotto alla giacca che si era tolto. Una parente prossima dell'aberrazione di prima, una camicia in qualche modo cugina di primo grado della maialina. Ma in blu.
L'assalto continuò per un buon mezzo minuto prima che un grido di dolore lacerasse l'atmosfera.
"Eh beh! Che cos'hai, ti ho appena toccato!" Esclamò Oscar con gioia feroce, senza fiato malgrado la brevità dello scontro a causa dell'accanimento ci aveva messo.
"Ahia! Oscar, sei matta? Tu... tu mi hai spezzato un'unghia!"
Senza fiato, la giovane donna spalancò degli occhi smisuratamente su di una realtà decisamente da incubo. Allora ecco, era la fine di tutto...
Ma Diosanto, che cosa stava dunque succedendo qui, c'era veramente qualcosa di marcio nel reame dei Jarjayes!!! La Nonna... bisognava assolutamente che lei le parlasse per vedere finalmente che cosa non andava in suo nipote.
Girando ancora una volta sui tacchi, folle di rabbia stava per precipitarsi verso le cucine, quando un nuovo strillo bloccò il suo slancio. E fu solo per riguardo a tanti anni d'amicizia e di complicità che acconsentì a girarsi, perché la vista di André che si succhiava il mignolo le dava il voltastomaco!
"Che c'è ancora!"
"Il Conte di Girodel è passato questa mattina. Voleva vederti a p..."
"E me lo dici adesso?"
"Ma insomma, calmati! Mi domando che ti prende oggi..."
"Che cosa ti ha detto!" lo interruppe brutalmente, non avendo alcuna voglia di scontrarsi di nuovo con la malafede del suo amico.
"Che vorrebbe vederti domattina di buon'ora per una questione piuttosto urgente e delicata a quanto sembra." La giovane donna rifletté un minuto.
Curioso. Girodel, il suo luogotenente presso le truppe di Sua Maestà, sapeva perfettamente che lei dall'alba era occupata nelle esercitazioni a Fontainebleau. Se ci fosse stata urgenza sarebbe stato facile farla richiamare a Versailles, perlomeno se si trattava d'intendenza militare dal momento che avevano l'abitudine di discuterne insieme.
"Ti ha dato una qualche spiegazione?" lo incalzò lei, incuriosita.
"No."
"E tu non hai cercato di saperne di più?" Si spazientì lei, sconcertata soprattutto dal vedere un André totalmente sconosciuto sul quale lei non poteva apparentemente più contare, come aveva sempre fatto.
"Tu non mi sgriderai per giunta! Ti ho detto di no! E poi, detto tra noi, non vedo cosa ci potrebbe essere di più grave di quello che ho visto stamattina..."
"Cosa, che cosa vuoi dire?" domandò lei, piena d'apprensione.
"Diosanto... avessi visto che cosa indossava Victor-Clément!"
"Eh??!! Tu... tu lo chiami Victor-Clément adesso?!!" si strangolò Oscar, rossa d'indigrazione.
"Ah, ma era troppo grave" si difese il giovane uomo."
"Immagina: indossare una specie di giacca marroncina con un coloritodel genere! E quei capelli! Puoi credermi, mi è ribollito il sangue. Gli ho detto: "Ascoltate, Victor-Clément, voi sapete che vi voglio bene ma dài, questo non è possibile. Essere così mal vestiti quando uno è un così bell'uomo, ma dico io! E' un crimine, sì!"
"Tu.. Tu gli hai..."
Un incubo, Era definitivamente questo. Tutto stava nel sapere se si sarebbe risvegliata, un giorno...
"Violetto! Ecco il colore che lo valorizzerà agli occhi di quelle dame! Tu puoi credermi Oscar, il Conte di Girodelle farà strage a Corte e... ma dove vai?"
Nauseata la giovane donna si precipitò verso l'edificio. Non era la Nonna che sarebbe andata a trovare, ma Girodel, e subito. Perché se c'era un'urgenza, in effetti, era quella di parlare finalmente con qualcuno di sensato.
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