Marzo/Maggio 1998

 

IL TESTIMONE (DELLO SPOSO)

 

Non avrei mai pensato di diventare il testimone di una scena cosi ridicola e così
tragica allo stesso tempo che ancora adesso, a distanza di un anno quasi, se ci
penso, non riesco a trattenere questo sorrisetto scemo e a non scuotere la testa.
E poi proprio il giorno prima delle nozze.
Mi ricordo che avevamo preparato uno scherzo davvero eccellente, di quelli
memorabili. A dire il vero, il lampo di genio non l'avevo avuto io, ma dovevo
essere io a metterlo in pratica.
Lo scherzo proverbiale, da grandi maestri, consisteva nell'introdursi nella nuova
casa dei futuri sposi e di allentare tutte le viti del lettone matrimoniale in modo
che, sul più bello, la giovane coppia, nella frenesia, si sarebbe trovata sul
pavimento in quattro e quattrotto.
Avrei poi dovuto riempire il letto di preservativi appiccicosi di miele e ricoprire il
tutto con una splendida coperta (nostro vero regalo di nozze) che non lasciava
trasparire nulla. Il tocco finale consisteva in un mega bigliettone già preparato a
computer su cui c'era scritto:
"GODETEVELA TUTTA!
                       (se ci riuscite!)"
A pensarci bene, a raccontarlo non sembra così straordinario come quando, un
mese prima del matrimonio, avevamo deciso di attuarlo.
Sapevo che il giorno migliore sarebbe stato la vigilia del fatidico sì, perché tutti
erano indaffarati nei preparativi.
Per circa 20 giorni io e gli altri compagni abbiamo assillato Luca, lo sposo, di
prepararsi alto scherzo del secolo.
E l'indomani avrebbe mangiato la foglia.
Era il primo pomeriggio ed io sapevo, dopo vaghe domande, che la sposa era a
casa della madre indaffaratissima tra sarta, parrucchiera, estetista...
Mentre lo sposo, più pragmatico, doveva occuparsi delle conferme di Chiesa,
ricevimento, invitati..., più una capatina al lavoro, per non perdere l'abitudine.
Il piano era perfetto e il momento non era per nulla sospetto.
Giunsi sul luogo dell'ipotetico delitto con le chiavi della futura sposa ("...dai, vado
ad aprire le finestre, a dare un po' d'aria all'appartamento- Va bene, graziel")
Presa com'era, (io sapevo che era la più debole, in quel momento) non poteva
immaginare il mio diabolico piano.
Avrei potuto chiederle tutti i soldi e tutti i gioielli; la sua risposta sarebbe stata
ugualmente: Va bene, grazie! Pur di mandarmi via, fuori dalle scatole.
Aprii l'appartamento, arrivai nella camera da letto e mi venne da ridere al solo
pensiero. Il mio, era il riso dello sciocco, di chi si fa coinvolgere, preso
dall' entusiasmo generale, per poi ritrovarsi da solo a dover fare tutto.
lo, solo in quella stanza, facevo proprio la figura del cretino.
Cominciai a girovagare per l'appartamento, a guardarmi intomo, toccando
qualche oggetto, aprendo qualche armadio, o scaffale, o cassetto.
Mi annoiavo e non mi andava di mettere in atto il piano. L'effetto dello scherzo
poteva anche risultare simpatico, ma metterlo in pratica era noioso e faticoso.
Accesi la TV, poi la radio, poi spensi tutto. Cercavo un imput, ma niente.
La cosa favolosa di quell'appartamento era il balcone. Vi si poteva accedere solo
tramite la camera da letto, nascosto da enormi tende, splendide nel loro vedo-
non vedo, per poi girare attorno a più di metà appartamento.
Ecco, forse avevo trovato l'ispirazione giusta.
La veduta panoramica era spettacolare e dominava la città.
Strinsi le mani sulla ringhiera della balconata, alzai lo sguardo e respirai.
Mi vennero in mente mille pensieri e mi feci trasportare da una vena romantica e
sentimentale che mi raggiunse. Cominciai a rimuginare strane dissertazioni
filosofiche che mi fecero perdere la cognizione del tempo e del mondo
circostante. Ma, soprattutto, del luogo in cui mi trovavo.
Fui "svegliato" da questo insolito torpore, per dei curiosi rumori che
sopraggiungevano dalla camera da letto.
Provai a tornare dentro, ma il balcone era chiuso.
Udivo strane risate, particolari mugolii, un po' concitati. Cercai di guardare chi
fosse, in quell'intravedere delle splendide tende che mascheravano il balcone, su
cui mi trovavo.
Possibile che i futuri sposi avessero deciso di 'collaudare' il lettone matrimoniale
prima del fatidico sì?
Dopo vari tentativi di decifrare e dare un volto a quei due corpi avvinghiati,
arrivai alla conclusione che il "lui" della situazione doveva essere
inequivocabilmente il mio grande amico, nonché futuro sposo. Quel gran
paravento di Luca! Anche le porcate che sentivo, erano proprio le sue.
Di conseguenza, le risatine idiote dovevano provenire per forza dalla bocca di
Laura, nonché sua futura moglie.
C'era qualcosa che non mi convinceva, però, e che non avvalorava la mia tesi.
Laura era mora. Allora perché la folta capigliatura di quella signorina che giaceva
sotto Luca, era bionda?
Parrucca?
No, no. Quel gran furbone dell'amico che mi ritrovavo, aveva deciso di far
baldoria, prima di mettersi "in catene".
Provare ad entrare? Starsene buono, in silenzio, e aspettare?
Attirare la loro attenzione?
Avevo solo una gran voglia di scappare.
Quante maledizioni ho tirato a quel genio che aveva "partorito" questo grandioso
scherzo'.
Mi sentivo più imbarazzato io, di loro. Un vero idiota!
Loro, a giudicare da quello che potevo vedere, o meglio sentire, se la spassavano
tranquilli e ignari della mia presenza.
Come aveva potuto! Laura era una splendida ragazza e si amavano alla follia.
Almeno così credevo.
Il matrimonio, la tomba dell'amore? Era questa la risposta?
I miei dubbi erano come frecciate di acqua gelida. Ero, fatalità, nel posto
sbagliato al momento sbagliato. O viceversa.
Mi attaccai al muro di quel balcone come un ladro che si nasconde dopo aver
commesso il fatto, sorpreso in flagranza di reato. Appiccicato a quei mattoni (che
ormai chiamavo -mamma-) con i miei "chi me l'ha fatto fare, chi me l'ha fatto
fare" a mò di rosario. Dannazione!
Proprio come un ladro! E pensare che l'unica cosa che avevo rubato,
inconsapevole, era un'inconfessabile segreto.
Tradimento!
In quale altro modo potevo chiamare quella scena che mi si poneva così evidente,
davanti agli occhi?
Mi risvegliai da quella tremenda sventura che mi era capitata, sentendo i passi
dei due amanti clandestini che si allontanavano furtivi e frettolosi.
E che sollievo, il rombare dei motori delle due macchine! L'incubo era finito!
Finalmente.
La sola cosa che mi rimaneva da fare, era trovare una giusta via d'uscita.
Mi si proponevano poche soluzioni. Potevo scegliere di sfondare il vetro del
balcone ( per poi dover spiegare l'antefatto e il perché e il 'percome'...) o
buttarmi di sotto, sperando di non sfracellarmi al suolo.
La cosa che desideravo di più in assoluto, era andarmene e tirarmi fuori da quella
assurda situazione, così imbarazzante e insopportabile.
Scartai la seconda a priori (non avevo ancora manie suicida) e optai per una
leggera, ma essenziale modifica alla prima.
Forzai il balcone che fortunatamente si aprì dopo pochi sforzi. Non era stato
chiuso dall'interno, come pensavo. Serratura difettosa o non so cos'altro. Non
importa. Ero libero! Anche se soltanto fisicamente. Il mio pensiero assillante era
rivolto sempre a quella tremenda esperienza.
Girai per la città, tutto il pomeriggio. Non volevo pensare. Fuggivo dal mio stesso
allucinante segreto che non potevo e non volevo confessare a nessuno,
tantomeno a me.
Arrivai a sera, a casa; mi sedetti sul mio divano e sbuffai tirandomi all'indietro i
capelli con entrambe le mani.
C'era qualcosa che non mi tornava, qualcosa che avevo (forse volutamente)
dimenticato, completamente rimosso dalla mia mente. Ma non mi preoccupavo.
Non era il mio primo problema. Era quella sensazione che mi faceva sentire
sospeso, a darmi fastidio.
Forse, inconsciamente, pensavo a cosa avrei dovuto fare e se avrei dovuto fare
qualcosa. O non fare.
Cominciai a girarmi intorno, a vagare per casa alla ricerca di chissà che.
Ovviamente i miei, erano gesti inconsapevoli.
Solo quando misi le mani in tasca, scoprii, disgraziatamente, cos'era quel qualcosa
che non andava. Le chiavi! Le chiavi dell'appartamento "nuziale".
Avrei dovuto restituirle. Ma con quale faccia di bronzo!
Erano ormai le 2 di notte e di li a poco sarebbe scattata l'ora x per il grande
evento.
Non potevo fare altrimenti. Prima o poi avrei dovuto restituirle, ma al pensiero
delle eventuali domande o spiegazioni da dare, rabbrividivo.
Scelsi la strada del codardo. Presi la macchina, arrivai fin sotto casa della madre
di Laura e lasciai le chiavi, anonimamente, nella cassetta delle lettere. E poi,
fuggii furtivamente.
Trascorsi tutto il tempo della cerimonia quasi inebetito; mi risvegliai solo quando
il prete pronunciò la fatidica frase "...se qualcuno ha qualcosa da obiettare a
questo matrimonio, parli ora o taccia per sempre" (o, almeno, era questo il
senso). Che fare? Parlare, con tutte le conseguenze che comportava, o tacere, ma
davvero per sempre?
Era questa la giusta occasione per decidere.
Ma la decisione non feci in tempo a prenderla io, perché non riuscii nemmeno ad
aprire bocca (anche se forse non avrei mai avuto il coraggio di farlo, chi lo sa?),
che il prete pronunciò il memorabile "vi dichiaro marito e moglie!".
Ancora una volta era stato il destino a decidere per me ed io, mi ero comportato
da solito vigliacco.
Durante tutto il ricevimento cercai di abbozzare qualche sorrisetto cretino, da
perfetto idiota, per non mostrare il mio grande imbarazzo.
Una cosa ebbi il modo di sapere durante il pranzo, che forse potrebbe sembrare
un particolare irrilevante. Scoprii infatti, in seguito, che la bionda signorina che
giaceva sotto il mio amico Luca, era una certa Veronica, sua vecchia fiamma,
tornata in città per "l'occasione". Comico, no? Ma è l'unica cosa, di tutte le
chiacchiere che ho sentito quel giorno, che mi è rimasta impressa, scolpita nella
mente come marchio del mio segreto.
Dello scherzo non mi chiese più niente nessuno, soprattutto Luca, forse
impegnato nei suoi rimorsi e sensi di colpa. Anche perché mi "defilai" con gli
amici anteponendo una banale, ma efficace, scusa di un cambiamento di
programma ("...era troppo stupido per funzionare... a Luca non lo potevo
fare...meglio il regalo, semplicemente...").
Fa un anno domani, che Laura e Luca si sono sposati. Ed è solo oggi, alla vigilia di
questo strano anniversario, che ripenso a tutto quello che mi è successo.
Io, testimone dello sposo al suo matrimonio e al suo tradimento.
Accidenti! Questa cosa mi ha segnato davvero. Credo che rimmarrò scapolo a vita.
Dopo quella volta, ho proprio cambiato idea sul matrimonio.
Non è bastato l'amore a far rinunciare Luca.
Ma, fortunatamente, per loro le cose sono diverse. Almeno in apparenza.
Sono una coppia come tante, direi nella media. Con i loro alti e bassi, i momenti
felici, le litigate... Però si amano, io lo so, sono fatti l'uno per l'altra. Io lo so, sono
il testimone!
 

Domani sono invitato a casa loro, sul luogo del "delitto". Intanto sto fissando la
scatola di cioccolatini e la bottiglia di Spumante che ho deciso di portare. Sono li
sul tavolo, già pronti.
So già che domani andrò li e da vero ipocrita, alzerò i cioccolatini e lo Spumante
ed entrerò gridando:
                     " W GLI SPOSI ! ".

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