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ALEF Associazione di Logica, Epistemologia e Filosofia |
Gustavo Cevolani
Wittgenstein ingegnere
L'influenza di Hertz sul Tractatus
Giugno 1999
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"Kirchoff and Mach developed a mechanics which dispensed with 'force', and Hertz perfected their views in a treatise comparable to Euclid from the point of view of logical beauty..."
B. Russell, The analysis of matter, 1927 |
INDICE
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Hertz e Wittgenstein |
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pg. 4 |
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Prinzipien e Tractatus |
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pg. 7 |
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Bibliografie |
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pg. 21 |
Hertz e Wittgenstein
Ai fini dello studio del primo Wittgenstein, un confronto col pensiero di Heinrich Rudolph Hertz è inevitabile.
Lo dimostra, credo, il solo indice dei nomi del Tractatus logico-philosophicus. Scorrendo l'elenco, accanto ai "maestri" (Russell e Whitehead, Frege, Moore), si trovano citati unicamente Mauthner, Kant, Darwin e Hertz. Per un pensatore avaro di citazioni come Wittgenstein, questo è già un fatto significativo. Se poi, per ridurre ancora la lista, eliminiamo i nomi degli autori menzionati per criticarne il pensiero, rimane forse il solo Hertz.
A parte questa curiosità, il debito dell'autore del Tractatus verso le opere di Hertz è testimoniato da varie fonti. Innanzi tutto espressamente dallo stesso Wittgenstein, non solo nei Quaderni e nel Tractatus ma in molti altri punti; poi da un confronto un minimo attento fra le opere dei due autori; infine semplicemente da alcune brevi note biografiche. Cominceremo da quest'ultimo punto per poi illustrare i precedenti.
Hertz muore piuttosto giovane (a 37 anni) nel 1894. Una sua influenza intellettuale diretta su Wittgenstein, che nasce nell'89, è quindi immediatamente esclusa. Non per questo, come abbiamo detto, tale influenza sarà assente.
Il nome di Hertz è legato alla fisica delle onde e dell'elettromagnetismo. Nato ad Amburgo, appartiene alla generazione dei grandi fisici di cultura tedesca che nella seconda metà del secolo importano sul continente e sviluppano la teoria di Maxwell. Allievo di Kirchoff e di von Helmholtz a Berlino, docente al politecnico di Karlshure, scopre le onde elettromagnetiche (o hertziane), che sono la conferma sperimentale dei risultati teorici di Maxwell di sedici anni prima. A partire da questo lavoro si svilupperanno sul piano teorico la dottrina classica dell'elettromagnetismo e sul piano della sperimentazione la tecnologia che ne scaturisce (il 'telegrafo senza fili' di Marconi, ad esempio).
Hertz comincia a pubblicare nel 1880 e continua con notevole continuità e ricchezza fino alla morte. A partire dall'87, anno del suo storico esperimento, iniziano ad apparire anche opere di altri autori (fra cui Planck e Poincarè) a commento del suo lavoro. Tutti gli scritti di questo periodo sono contributi strettamente tecnici che seguono lo sviluppo del lavoro di ricerca di Hertz. I Prinzipien der Mechanik, del 1893, rappresentano forse il primo suo scritto non decisamente legato a tale percorso. Come vedremo meglio più avanti, i Prinzipien sono una sintesi della nuova meccanica presentata sotto un nuovo aspetto, che l'autore stesso definisce "filosofico".
Per tornare al nostro tema, Wittgenstein si iscrive nel 1906 alla Techniche Hochschule di Berlino, per studiare ingegneria meccanica. A quest'epoca ha già letto i Prinzipien di Hertz e i Populäre Schriften di Boltzmann. D'altra parte, il libro di Hertz era un testo del normale corso di studi alla Realschule di Linz, a cui Wittgenstein s'era iscritto nel 1903. In questo periodo Wittgenstein è decisamente orientato verso una carriera di studi di tipo scientifico; nel 1908, lasciando Berlino, si iscrive a Manchester, dove studia ingegneria aeronautica. E' in questi anni che i suoi interessi si spostano verso la matematica pura. Entro il 1911 avrà letto, uno dopo l'altro, The Principles of Mathematics di Russell e i Grundgesetze der Aritmetik di Frege. Nello stesso anno farà visita a entrambi gli autori, e nel '12, interrompendo gli studi, si iscrive a Cambridge per seguire le lezioni di Russell sulla logica.
La lettura, da parte di Wittgenstein, dei Principles è un altro fatto che può risultare importante per la nostra ricerca. Il lavoro del 1903 è la prima organica presentazione del programma logicista di Russell. A partire dall'apparato della nuova logica, sulla scorta del lavoro di Peano, Russell tenta di mostrare come sia possibile costruire all'interno di un ristretto gruppo di concetti logici l'intera matematica. Cominciando dalla nozione di numero e attraverso i contributi della scuola di Weierstrass (Dedekind e Cantor soprattutto), tutti i concetti fondamentali della matematica trovano una nuova definizione. La sesta e ultima parte dei Principles arriva a trattare dello spazio, e con esso della geometria e dei principi della fisica. L'ultimo capitolo dell'opera porta il titolo "La dinamica di Hertz". Russell cita i Prinzipien di Hertz come "l'opera più adatta" allo scopo di riesaminare in una nuova forma la meccanica newtoniana assieme alla scienza dell'elettricità.
Studiando con Russell, dunque, Wittgenstein non solo trova quella "matematica del linguaggio" che sarà lo strumento essenziale della sua filosofia, ma anche un autore attento all'opera di Hertz e che, in un certo senso, ne prosegue il lavoro. Quella che possiamo chiamare "l'assiomatizzazione" della meccanica di Hertz è per Wittgenstein il primo esempio di un progetto filosofico di ampio respiro; con Russell troverà lo strumento per realizzarlo e l'ampliamento di tale progetto, per arrivare negli anni seguenti all'elaborazione di un proprio ulteriore sviluppo.
Riassumendo, è in queste brevi note di carattere biografico che troviamo i primi spunti per una significativa valutazione dell'influenza di Hertz su Wittgenstein. Giovane tecnico avviato agli studi di ingegneria, Wittgenstein si trova a possedere, attorno al 1911, una buona preparazione scientifica e una conoscenza probabilmente profonda della matematica e dei principi della fisica teorica (requisiti forse necessari, d'altra parte, per collaborare con Russell). In questi anni, Hertz è un punto di riferimento costante: a una conoscenza tecnica del suo lavoro di fisico si aggiunge nel caso di Wittgenstein un accordo di fondo con il suo programma filosofico, che cercheremo di illustrare nella prossima sezione.
Prinzipien
e Tractatus.Un confronto fra il Tractatus logico-philosophicus e i Prinzipien potrebbe naturalmente partire dalle citazioni testuali nel testo di Wittgenstein, per poi ampliarsi nell'analisi generale del pensiero dei due autori. Seguiremo invece la strada inversa, utilizzando ciò che la critica ha già messo in luce riguardo all'influenza del fisico sul filosofo per costruire un quadro preliminare che permetta meglio, in un secondo momento, di approfondire i punti di contatto diretto fra le due opere. Innanzi tutto, però, mostreremo come questo confronto sia possibile e anche significativo, cioè mostreremo in che senso i Prinzipien siano da considerarsi opera filosofica.
Un primo modo di farlo è citare direttamente le parole di Hertz, all'inizio della sua opera:
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"What I hope is new, and to this alone I attach value, is the arrangement and collocation of the whole – the logical or philosophical aspect of the matter. According as it marks an advance in this direction or not, my work will attain or fails of its object." |
Come avrà modo di ribadire nell'Introduction, Hertz considera fondamentale nel suo lavoro la veste logica in cui esso è presentato, al di là del contenuto, che non differisce ovviamente da quello esposto da altri autori, primo fra tutti lo stesso Mach. Lo sforzo fondamentale di Hertz è qui appunto esporre i principi della meccanica, cioè ricercare, attraverso un lavoro di chiarificazione e riduzione logica, le nozioni concettualmente fondamentali della materia. Sotto questo aspetto, la sua opera è "filosofica" anche nel senso che Russell dava a questo termine:
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"La matematica è una disciplina che, anche a partire dall'aspetto più semplice, può essere sviluppata in due direzioni opposte. La direzione più familiare è quella costruttiva che si sviluppa con una complessità gradualmente crescente; [...] L'altra direzione, che è meno comune, procede per analisi ad una crescente astrazione e semplicità logica; invece di ricercare quel che può essere definito e dedotto dalle asserzioni iniziali, cerca i concetti e i principi più generali, nei cui termini quello che era il punto di partenza può essere definito o dedotto. E' proprio il fatto di percorrere questa opposta direzione che distingue la filosofia matematica dalla matematica ordinaria." |
Una definizione di lavoro filosofico come fondante e contiguo rispetto al lavoro scientifico che, in senso stretto, Wittgenstein si troverà a rifiutare già nel Tractatus, ma nelle cui linee generali si riconosce probabilmente all'epoca del suo rapporto con Russell. Le proposizioni stesse che nel Tractatus negano la continuità fra scienza e filosofia (o almeno parte di esse) penso potrebbero essere sottoscritte dallo stesso Hertz, oltre che da Russell.
Indipendentemente dunque dagli sviluppi successivi del pensiero di Wittgenstein, l'opera di Hertz è un opera filosofica in un senso che il Wittgenstein degli anni '10 credo potesse condividere e sicuramente conosceva bene.
In effetti è con una pagina di filosofia, nel senso più classico del termine, che si apre l'Introduzione ai Prinzipien:
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"In endeavouring thus to draw inferences as to the future from the past, we always adopt the following process. We form for ourselves images or symbol of external objects; and the form which we give them is such, that the necessary consequents of the images in thought are always the images of the necessary consequents in nature of the things pictured. In order that this requirement may be satisfied, there must be a certain conformity between nature and our thought. Experience teaches us that the requirement can be satisfied, and hence that that conformity does in fact exist." |
Le "immagini" (innere Scheinbilder) che ci formiamo degli oggetti esterni formano quei modelli della realtà che hanno lo scopo di adempiere al compito principale della nostra conoscenza: l'anticipazione degli eventi futuri. Il requisito fondamentale che tali immagini devono rispettare è "l'isomorfismo" fra pensiero e natura: "le conseguenze delle immagini siano le immagini delle conseguenze".
Ma tale requisito, che Hertz chiamerà di correttezza, non è sufficiente: possiamo infatti formarci svariate immagini delle cose, e esse differiscono in generale per molti aspetti. Innanzi tutto i modelli che ci formiamo devono essere logicamente ammissibili, cioè non devono contraddire le leggi del nostro pensiero. In secondo luogo, si controllerà che tali modelli siano corretti, cioè che soddisfino il requisito fondamentale. In terzo luogo, sceglieremo fra i modelli corretti e ammissibili quelli appropriati, cioè quelli che raffigurano (picture) le proprietà essenziali dell'oggetto (i più "distinti") e che rappresentano solo queste (i più "semplici"). Semplicità e distinzione caratterizzano un modello appropriato, che raffigura il più perspicuamente possibile l'oggetto in questione, esprimendone le proprietà necessarie e sufficienti (Introduction, pg. 2).
In questo modo Hertz ha definito gli elementi di base delle teorie o rappresentazioni scientifiche. Rappresentazioni che devono obbedire a differenti requisiti fondamentali, rispetto alle immagini. Un teoria deve infatti mostrare chiaramente quali proprietà delle immagini usate sono dovute alla richiesta di ammissibilità logica, quali a quella di correttezza, quali a quella di appropriatezza. Nella teoria, i requisiti di appropriatezza sono espressi dalla notazione, dalle definizioni, dalle abbreviazioni, infine da tutto ciò che è arbitrario (che un immagine sia o meno appropriata, diventa in questo senso una questione di opinioni); la correttezza delle immagini equivale al successo sperimentale della teoria, e può quindi essere sempre decisa, almeno rispetto allo stato attuale delle conoscenze; infine l'ammissibilità logica di un'immagine è data solo dalla "natura della nostra mente" e può essere quindi determinata senza ambiguità e definitivamente.
Dice Hertz:
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"Those are, in my opinion, the standpoints from which we must estimate the value of physical theories and of the representation of physical theories" |
Distinzione importante, quella fra teoria e rappresentazione della teoria, o tra forma e contenuto della teoria, poiché, dirà Hertz, il nostro scopo non è mettere in discussione la meccanica, ma invece le rappresentazioni della meccanica che sono state date. Tali rappresentazioni (due: "l'energetica" e "l'atomistica") si basano sì su immagini che senza dubbio soddisfano i nostri tre requisiti: ma la forma con cui tali immagini sono presentate non mostra con chiarezza in che modo essi vengano soddisfatti. E' su questo campo "filosofico" che Hertz metterà a confronto la rappresentazione classica della meccanica (quella newtoniana, basata sul concetto di forza), quella della nuova fisica dell'energia e infine la propria.
I difetti di chiarezza che Hertz riscontra nelle due correnti rappresentazioni della meccanica sono in realtà fondamentali. La prima utilizza, oltre ai tre concetti primitivi di spazio, tempo e massa, quello di forza. Ma questo concetto è problematico, oscuro, di difficile esposizione. In effetti succede spesso che utilizziamo il termine forza per fenomeni differenti (nell'esempio di Hertz, a volte come causa del moto, a volte come inerzia del corpo in moto, cioè come "forza" centrifuga). Problemi dello stesso genere affliggono la seconda rappresentazione, che al posto della forza, con una pur notevole economia concettuale, assume come primitiva la nozione di energia. D'altra parte, l'energia manca anch'essa di una chiara definizione: viene così a essere considerata una sostanza con due diverse nature (l'energia cinetica, inessenziale dal punto di vista logico, poiché definibile in termini di massa e velocità; e l'energia potenziale, indipendente e apparentemente dissimile da quella).
Tutti questi problemi, pur essendo né inutili né "metafisici", non distruggono però l'efficacia delle immagini delle due teorie, visto il loro successo sperimentale. Storicamente, dice Hertz, nella formazione di una teoria si procede sempre in senso inverso rispetto all'ordine in cui i tre requisiti erano stati presentati all'inizio. Così, si cercano dapprima modelli appropriati dei fenomeni, quindi si mettono alla prova dell'esperimento, appurandone la correttezza; solo alla fine si controlla la loro ammissibilità logica fra gli altri concetti della teoria. Ma questo terzo passo è comunque fondamentale, e diventa anzi il primo quando si cerchi di far chiarezza nel corpus delle nostre teorie.
La chiarificazione della forma della teoria diventa allora il compito fondamentale; d'altra parte abbiamo i mezzi per risolverlo. Infatti
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"Why is it that people never in this way ask what is the nature of gold, or what is the nature of velocity? Is the nature of gold better known to us than that of electricity, or the nature of velocity better than that of force? [...] I fancy the difference must lie in this. With the terms "velocity" and "gold" we connect a large number of relations to other terms; and between all these relations we find non contradictions which offend us. We are therefore satisfied and ask no furher questions. But we have accumulated around the terms "force" and "electricity" more relations than can be completely reconcilied amongst themselves. We have an obscure feeling of this and want to have things cleared up. Our confused wish finds expression in the confused question as to the nature of force and electricity. But the answer which we wants is not really an answer to this question. It is not by finding out more and fresh relations and connections that it can be answered; but by removing the contradictions existing between those already known, and thus perhaps reducing their number. When these painful contradictions are removed, the question as to the nature of force will not be answered; but our minds, no longer vexed, will cease to ask illegitimate questions." |
E' difficile, leggendo in particolare le ultime righe di questo passo, non pensare alla filosofia del Tractatus, e non solo. In effetti, questa pagina dei Prinzipien è spesso citata come il germe dell'idea della terapia filosofica di Wittgenstein, che cura i "crampi mentali" dissolvendo (non risolvendo) il problema tramite la sua chiarificazione logica. Possiamo dire che una chiarificazione di questo tipo è esattamente lo scopo del lavoro di Hertz.
A partire da questa idea, si riconosce ancora in Hertz uno degli ispiratori della concezione del rapporto fra scienza e filosofia di Wittgenstein. La lezione dei Prinzipien è chiara: il compito della scienza è costruire modelli della realtà, e in questo senso la filosofia non è scienza. La scienza è il campo delle proposizioni "vere" (cfr. 4.11), nel senso hertziano di "corrette", cioè di aderenti alla realtà. "Risultato della filosofia non sono 'proposizioni filosofiche', ma il chiarirsi di proposizioni" dice allora Wittgenstein (4.112d). Hertz sta facendo filosofia, in questo senso, quando analizza, chiarifica e organizza i modelli della scienza: ma tali modelli sono appunto patrimonio della scienza, non della filosofia. Così, ad esempio, non abbiamo deduzioni in filosofia, solo nella scienza.
E' evidente che questa discussione porta a considerare la teoria della proposizione di Wittgenstein. Questo è in effetti uno dei temi di maggior interesse per quanto riguarda la nostra ricerca, forse il principale e più sicuro punto di contatto fra le tesi dei due autori. Nel passo di apertura dell'Introduction, citato sopra, molti critici vedono in nuce l'intera teoria della raffigurazione di Wittgenstein. A questo proposito, si cita la ripresa, da parte di Wittgenstein, del vocabolario filosofico usato da Hertz in queste pagine. L'originale di 'immagine' (picture) nel Tractatus è esattamente la Bild dei Prinzipien. 'Rappresentazione' è Darstellung in entrambi gli autori.
Brevemente, la proposizione del linguaggio per Wittgenstein è un'immagine del fatto che descrive. Lo è nello stesso senso in cui una fotografia o un modellino sono immagini della scena che rappresentano. Grazie a questa teoria, la proposizione presenta direttamente e immediatamente il fatto che descrive; e questo in virtù di una corrispondenza fra le sue parti e gli elementi nella realtà del fatto descritto.
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2.1 Noi ci facciamo immagini dei fatti. 2.12 L'immagine è un modello della realtà. 2.13 Agli oggetti corrispondono nell'immagine gli elementi dell'immagine. 2.15a Che gli elementi dell'immagine siano in una determinata relazione l'uno all'altro mostra che le cose sono in questa relazione l'una all'altra. |
L'influenza di Hertz sul Tractatus è evidente già in questi pochi passi. La 'conformità' (nelle parole di Hertz) fra il nostro pensiero (in quanto insieme dei modelli interni dei fatti) e la realtà è ciò che permette alla proposizione di rappresentare il fatto, ciò che ci permette di parlare del mondo. In questo senso, qui Wittgenstein chiama in causa quel requisito fondamentale (la 'correttezza', per Hertz) che i nostri modelli devono avere per descrivere il mondo, e che in effetti hanno, come ci mostra l'esperienza. Quest'ultima è il successo sperimentale, per le teorie matematiche di Hertz; il successo nel nostro parlare del mondo, per Wittgenstein: "La proposizione è una immagine della realtà. Infatti io conosco la situazione da essa rappresentata se comprendo la proposizione. E la proposizione la comprendo senza che me ne sia spiegato il senso.".
A questo proposito, si può citare un passo in cui Wittgenstein spiega come la proposizione sia confrontata con la realtà (e quindi vera o falsa):
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4.023 La realtà dev'essere fissata dalla proposizione al sì o no. |
che diventa particolarmente significativo se accostato al seguente dall'Introduction di Hertz:
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Se una immagine sia corretta oppure no, può allo stesso modo essere univocamente deciso con un sì e con un no, ma solo rispetto allo stato della nostra esperienza attuale, e concedendo un appello all'esperienza più tarda e più matura. |
Notare come i termini 'immagine' e 'proposizione' siano sostanzialmente intercambiabili fra i due autori. Questo confronto fra i due testi chiarisce notevolmente la natura e la funzione della proposizione nel Tractatus, che si può pensare come una generalizzazione delle immagini hertziane delle teorie scientifiche. Diventa anzi piuttosto naturale confrontare le immagini di Hertz con le proposizioni elementari di Wittgenstein, soprattutto ricordando il primo requisito, quello di ammissibilità logica, imposto da Hertz. In questo senso otteniamo quell'universo di "immagini logiche" dei fatti che è il pensiero (cfr. 3, citata sopra).
Prima di analizzare le citazioni testuali di Wittgenstein, che sono strettamente legate al tema precedente, consideriamo ancora un ultimo confronto che è stato messo in luce riguardo alla teoria atomistica del Tractatus. Occorre per questo illustrare brevemente i concetti di base del lavoro di Hertz.
Abbiamo già detto come la teoria di Hertz contempli solo tre concetti primitivi: spazio, tempo e massa. Le loro correlazioni reciproche e la parte della teoria deducibile formalmente da queste sono materia del Libro I. Nella nota di prefazione leggiamo infatti:
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The subject-matter of the first book is completely independent of experience. All the assertions made are a priori judgments in Kant's sense. They are based upon the laws of our internal intuition of, and upon the logical forms followed by, the person who makes the assertions; with his external experience they have no other connection than these intuitions and forms may have. |
L'unico appello all'esperienza sarà la legge fondamentale, che serve a introdurre la trattazione del moto. Solo da questo punto in poi spazio, tempo e massa vengono considerati "simboli per oggetti di esperienza esterna" (senza naturalmente poterne dare una definizione generale ma solo delle 'regole per l'uso': il risultato di ogni particolare esperienza sarà una certa quantità di tempo, spazio o massa; cioè una durata, o una lunghezza o un peso).
Mentre il tempo è definito semplicemente come variabile indipendente ("
the time of the first book is the time of our internal intuition", pg. 45), e lo spazio come lo spazio euclideo (le cui proprietà siano pensate come leggi della nostra mente o come conseguenze logiche di definizioni arbitrarie, indifferentemente), l'ultimo primitivo, la massa, trova invece una sorta di definizione.
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A material particle is a characteristic by which we associate without ambiguity a given point in space at a given time with a given point in space at any other given time.[...] The number of material particles in any space, compared with the number of material particles in some chosen space at a fixed time, is called the mass contained in the first space. [...] A finite or infinitely small mass, conceived as being contained in an infinitely small space, is called a material point. A material point therefore consists of any number of material particles connected with each other. [...] A number of material points considered simultaneously is called a system of material points, or briefly a system. The sum of masses of the separate points is, by definition, the mass of the system. [...] It is always permissible to regard a system of material points as being composed of an infinite number of material particles. [...] A material point can be regarded as a special case and as the simplest example of a system of material points. |
La massa risulta dunque essere un puro numero di entità astratte, le particelle materiali. Come nota Russell:
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Qui la materia appare semplicemente come un mezzo per stabilire attraverso il moto di una particella una correlazione uno-uno fra una serie di punti e una serie di istanti. [...] Si deve osservare che la definizione di massa come numero di particelle è un semplice artificio matematico, e credo non sia considerato diversamente da Hertz. |
(Notiamo, a scanso di equivoci, come la definizione di massa sia piuttosto una convenzione notazionale che una vera definizione dal punto di vista fondazionale. Il concetto di particella materiale viene introdotto ex novo, non sulla sola base dei concetti di tempo e spazio, come potrebbe apparire dalle parole di Hertz. Questo per ricordare che i concetti primitivi necessari rimangono tre.)
Un serrato gruppo di annotazioni nei Quaderni sembra dimostrare come nell'elaborare la propria teoria dell'oggetto semplice (e quindi la teoria atomistica della proposizione) Wittgenstein fosse completamente immerso in una prospettiva hertziana come appare dai passi citati sopra.
Trattando dell'analisi logica delle proposizioni, e quindi degli oggetti semplici e dei loro nomi, Wittgenstein scrive ad esempio, interrogandosi sulla differenza fra proposizione scientifica e proposizione ordinaria:
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Ma noi applichiamo, e con il massimo successo, la matematica alle proposizioni consuete, e precisamente a quelle della fisica!! [...] La scomposizione dei corpi in punti materiali, quale si ha nella fisica, è null'altro che l'analisi in parti costitutive semplici. Ma sarebbe possibile che le proposizioni solitamente usate da noi abbiano quasi solo un senso imperfetto (a prescindere del tutto dalla loro verità o falsità), e che le proposizioni della fisica s'avvicinino, per così dire, allo stadio nel quale una proposizione ha realmente un senso perfetto?? [...] Le proposizioni della fisica e le proposizioni della vita ordinaria sono dunque, in fondo, nette in eguale misura, e la distinzione consiste solo nella più conseguente applicazione dei segni nel linguaggio della scienza?? |
Questi brevi passaggi, oltre a rinforzare la tesi (già discussa sopra) per cui le proposizioni del Tractatus sono generalizzazioni di quelle della fisica di Hertz, illustrano l'idea di 'oggetto semplice' nell'opera di Wittgenstein.
La proposizione, nel Tractatus, è significante in funzione dei simboli semplici che contiene, simboli che denotano oggetti semplici. Nei Prinzipien, ogni simbolo si riferisce sempre, in ultima analisi, ai punti materiali, in quanto elementi di base dei sistemi materiali e di ogni 'oggetto' fisico complesso. I punti materiali forniscono così a Wittgenstein un esempio reale, forse l'unico, di 'oggetto semplice'.
A questo punto abbiamo delineato, seppur brevemente, i principali argomenti comuni ai due autori che la critica ha messo in luce. Riassumendo, si tratta soprattutto della teoria della proposizione come raffigurazione; della demarcazione fra scienza e filosofia, la seconda essendo chiarificazione delle proposizioni della prima; della condivisione di un metodo critico nella filosofia, basato sulla dissoluzione degli pseudo problemi; infine, della teoria dell'oggetto semplice, ispirata alle particelle materiali di Hertz.
Abbiamo ora i mezzi per comprendere meglio, inserendoli in un contesto generale più dettagliato, i passi del Tractatus in cui Wittgenstein si richiama espressamente a Hertz.
Possiamo iniziare immediatamente dalla proposizione 4.04 del Tractatus, che citiamo per intero:
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4.04 Nella proposizione dev'esser da distinguere esattamente tanto, quanto è da distinguere nella situazione che essa rappresenta. Ambedue devono possedere la medesima molteplicità logica (matematica). (Cfr. la Meccanica di Hertz, sui modelli dinamici). |
Non è difficile inserire questo passo nel contesto dell'analisi della proposizione come immagine della realtà, già discussa sopra. Qui Wittgenstein puntualizza una condizione essenziale della relazione fra immagine e fatto.
Come abbiamo visto, la proposizione può raffigurare il fatto che esprime in virtù delle relazioni che sussistono fra i suoi componenti, e che ricalcano le relazioni fra gli elementi corrispondenti della realtà (cfr. 2.15a, citata sopra). Come per un buon modellino in scala, o come per una fotografia, tale raffigurazione è perfetta se ogni elemento della scena trova un rappresentante nella proposizione (cfr. 2.131). Questo è ciò che Wittgenstein indica nel fatto che la proposizione deve avere la stessa molteplicità logica di ciò che raffigura.
A questo possiamo aggiungere ora un riferimento più esatto ai Prinzipien. Il concetto di modello dinamico di un sistema materiale viene introdotto nel Libro II (pg. 175) ed è l'esempio più significativo, per la meccanica, della costruzione di immagini dei fenomeni. Un modello è infatti l'unico mezzo che abbiamo per studiare il reale comportamento di un sistema materiale più complicato, e questo ci è permesso grazie al sostanziale isomorfismo fra modello e sistema. (Se un sistema è un modello di un altro, anche questo è modello del primo – simmetria; se è modello di un sistema che è modello di un terzo sistema, anche il primo lo è del terzo – transitività; supponendo che un sistema sia modello banale di se stesso – riflessività – la relazione fra sistema e modello è allora una relazione di equivalenza). Dice Hertz:
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The relations of a dynamical model to the system of which it is regarded as the model, is precisely the same as the relation of the images which our mind forms of things to things themselves. [...] The agreement between mind and nature may therefore be likened to the agreement between two system which are models of one another, and we can even account for this agreement by assuming that the mind is capable of making actual dynamical models of things, and of working with them. |
Questo riferimento ai Prinzipien attesta ancora una volta la conoscenza tecnica che Wittgenstein ha del lavoro di Hertz, e l'uso che ne deriva nell'illustrare le tesi del Tractatus. I modelli dinamici della fisica, strutturalmente simili al sistema materiale rappresentato, sono l'esempio concreto e più vistoso della proposizione ideale per Wittgenstein.
Le altre due citazioni dirette di Wittgenstein sono strettamente legate. Una è contenuta nella proposizione 6.361 del Tractatus, l'altra nei Quaderni (6.12.1914). Entrambe tuttavia rimandano alla lunga discussione della meccanica che occupa Wittgenstein almeno dal paragrafo 6.341 al 6.3611, e che testimonia nuovamente l'importanza della formazione scientifica dell'autore nella stesura del Tractatus.
La proposizione 6 apre la trattazione della natura delle proposizioni della logica (e quindi della matematica; tutta la discussione si muove in un contesto tipicamente russelliano). Queste risultano essere tautologie, vere in virtù della forza del semplice calcolo delle tavole di verità, che il Tractatus presenta per la prima volta. In quanto corpus di tautologie (prive di senso) la logica non descrive il mondo ma piuttosto ne rappresenta la struttura, "l'armatura" logica (cfr. 6.124). La matematica è un metodo della logica (cfr. 6.2) e mostra nelle sue equazioni la "logica del mondo" (cfr. 6.22).
Da qui si passa a considerare il sistema della meccanica, per cui punto di riferimento è palesemnte Hertz. La meccanica riduce la descrizione del mondo in forma unitaria. Applicando un reticolato a quadrati sufficientemente fini a una superficie bianca con macchie nere irregolari, e specificando per ogni quadrato se è bianco o nero, ottengo una descrizione unitaria della superficie. Tramite una simile rete di immagini la meccanica descrive il mondo. Due sono qui i riferimenti precisi a Hertz. Il primo sul fatto che la forma della descrizione (la forma della rete, che può essere composta di triangoli o esagoni, invece che d quadrati) è arbitraria, e che quindi possono esistere infiniti sistemi di rappresentazione del mondo. Hertz scriveva ad esempio:
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By varying the choice of the propositions which we take as fundamental, we can give various representations of the principles of mechanics. Hence we can obtain various images of things [...] |
Tale possibilità di scelta fra vari sistemi di descrizione è molto chiara in Wittgenstein, che sempre in 6.341 scrive:
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Alle diverse reti corrispondono diversi sistemi di descrizione del mondo. La meccanica determina una forma di descrizione del mondo dicendo: Tutte le proposizioni della descrizione del mondo devono ottenersi da un certo numero di proposizioni date – gli assiomi della meccanica – in un modo dato. |
E' appena il caso di citare la definizione che Hertz da di "principio della meccanica":
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[...] by this will be meant any selection of propositions, which satisfies the requirement that the whole of mechanics can be developed from it by purely deductive reasoning without any further appeal to experience. |
Il secondo riferimento è all'unitarietà della rappresentazione, cioè al tentativo della meccanica di costruire tutte le proposizioni vere sul mondo in modo univoco (6.343). A questo si riferisce il passo dei Quaderni che dice:
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La meccanica è un tentativo di costruire tutte le proposizioni, che ci servono per la descrizione del mondo, secondo un unico piano. (Le masse invisibili di Hertz.) Le masse invisibili di Hertz sono dichiaratamente oggetti apparenti. |
Il riferimento alle masse invisibili (o nascoste: concealed; verborgen è letteralmente 'occulto') è ancora dai Prinzipien. L'uso di masse invisibili è la novità più caratteristica del sistema di Hertz. E' questo concetto che permette all'autore di evitare l'uso della forza fra i primitivi del sistema. Invece che introdurre concetti di un nuovo genere (forza o energia) per spiegare quei fenomeni per cui non è sufficiente la sola massa in moto, si introducono entità di genere già noto (altre masse in moto) ma non percepibili dai nostri sensi. Questo artificio è del resto abbastanza naturale nella fisica, e permette in questo caso una notevole economia di concetti.
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If we wish to obtain an image of the universe which shall be well-rounded, complete, and conformable to law, we have to presuppose, behind the things which we see, other, invisible things – to image confederates concealed beyond the limits of our senses. |
Dove finora veniva introdotta la forza (ad esempio per spiegare un cambiamento dello stato di moto di un corpo) si immaginano ora all'opera masse nascoste rigidamente connesse a quelle visibili, il cui moto produce gli stessi effetti che venivano imputati alla forza.
Per Wittgenstein, questo sforzo di unitarietà ottenuto attraverso "oggetti apparenti" è fondamentale. Fra queste proposizioni si trovano alcuni dei punti più oscuri del Tractatus, ad esempio dove, ricalcando i Quaderni, Wittgenstein scrive:
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Così pure nulla enuncia intorno al mondo la possibilità di descriverlo mediante la meccanica newtoniana; ma enuncia invece qualcosa la possibilità di descriverlo mediante essa proprio così come appunto lo si può descrivere. E dice qualcosa intorno al mondo anche la possibilità di descriverlo più semplicemente mediante l'una meccanica che mediante l'altra. |
Wittgenstein ribadisce che ciò che appartiene alla rete è indipendente dal mondo, e fa parte del nostro apparato di descrizione. Senza voler spingere troppo oltre il richiamo al terzo requisito di Hertz (l'appropriatezza) citiamo solo il seguente passo:
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Hence our requirement of simplicity does not apply to nature, but to the images thereof which we fashion; and our repugnance to a complicated statement as a fundamental law only expresses the conviction that, if the contents of the statement are correct and comprehensive, it can be stated in a simpler form by a more suitable choice of the fundamental conceptions. |
che sembra suggerire l'importanza sostanziale della perspicuità della notazione. Dopotutto, ricordiamo che quando Hertz andrà a giudicare i tre sistemi della meccanica messi a confronto, il suo risulterà superiore, e verrà quindi scelto come il sistema della meccanica, proprio sulla base dell'appropriatezza dei modelli usati.
La trattazione della meccanica è stata inserita nel Tractatus anche per confutare certe posizioni filosofiche su quelle 'leggi generalissime' come il principio di causalità, quello d'induzione, quello del minimo effetto e così via. Per Wittgenstein è chiaro che tali leggi non fanno parte della teoria fisica, ma piuttosto "trattano della rete" (cfr. 6.35b), cioè della forma della rappresentazione e non di ciò che è rappresentato. La legge di causalità ad esempio non è una vera legge ma "la forma di una legge" (cfr. 6.32). Anche qui, il debito sia verso il sistema dei Prinzipien, privo di ogni traccia metafisica rispetto a tali principi generali, sia verso la posizione di stampo kantiano del suo autore sembra evidente.
Non a caso, Wittgenstein citerà Hertz poco dopo (riportiamo anche la proposizione precedente):
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6.36 Se vi fosse una legge di causalità, essa potrebbe sonare: "Vi sono leggi". Ma ciò non si può certo dire: ciò mostra sé. 6.361 Nella terminologia di Hertz, si potrebbe dire: Solo connessioni conformi a una legge sono pensabili. |
In questo caso il riferimento all'opera di Hertz, seppur esplicito, è difficilmente rintracciabile con esattezza nei Prinzipien. E' però molto probabile che Wittgenstein si riferisca qui non in generale alla posizione kantiana del fisico ma piuttosto alla definizione esatta, che abbiamo in parte discusso, del sistema materiale e del suo moto. In questo caso le connessioni di cui parla Wittgenstein sono connessioni di punti materiali che obbediscono a determinate equazioni di condizione, cioè a leggi. Nelle parole di Russell:
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[...] In questo stadio un insieme di n particelle ha 3n coordinate, tutte indipendenti fino a quel momento; i moti che si ricavano considerandole tutte come indipendenti, sono tutti i moti del sistema che si possono pensare. [...] In qualsiasi sistema materiale libero esistono delle relazioni dirette fra spazio e massa che, senza introdurre il tempo, formano le connessioni geometriche del sistema. [...] Quei moti pensabili che soddisfano le equazioni di connessione sono chiamati moti possibili. |
L'aderenza ai Prinzipien non è qui tuttavia perfetta, almeno per quanto riguarda la terminologia, poiché, secondo la nostra interpretazione, le "connessioni pensabili" del Tractatus sarebbero "possibili" nei Prinzipien, cioè a un livello di analisi ulteriore. Credo comunque valga la pena di citare quella che è probabilmente la fonte di Wittgenstein su questo passo, specialmente ricordando la concezione di 'equazione matematica' come appare dalle righe precedenti del Tractatus. Da questo punto di vista, possiamo pensare che fra le infinite possibilità di connessione (o di moto) alcune vengano escluse da principio da quelle che Hertz chiamerebbe "le leggi del nostro pensiero".
Bibliografia
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[Hertz 1893] |
H. Hertz, "The principles of mechanics, presented in a new form", Dover Publications, New York, 1956. |
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[Russell 1903] |
B. Russell, "The principles of mathematics", Newton Compton, Roma, 1997 |
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[Russell 1919] |
B. Russell, "Introduzione alla filosofia matematica", Newton Compton, Roma, 1995 |
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[Wittgenstein '14-'16] |
L. Wittgenstein, "Quaderni 1914 - 1916", Einaudi, Torino, 1974 |
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[Wittgenstein 1921] |
L. Wittgenstein, "Tractatus logico-philosophicus", Einaudi, Torino, 1974 |
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[Wittgenstein 1929] |
L. Wittgenstein, "Alcune osservazioni sulla forma logica", Einaudi, Torino, 1995 |
Bibliografia secondaria
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1 |
Baker & Hacker, "Wittgenstein: Rules, Grammar and Necessity", Basil Blackwell, Oxford, 1980; |
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2 |
Baker & Hacker, "Wittgenstein: Understanding and Meaning", Basil Blackwell, Oxford, 1980; |
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3 |
Barker, "Hertz and Wittgenstein", Studies in History and philosophy of Science, 11 (1980), pgg. 243-256; |
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4 |
A. Gargani, "Linguaggio e esperienza in Ludwig Wittgenstein", Le Monnier, Firenze, 1966 |
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5 |
H.- J. Glock, "Necessity and Normativity" in Stern, "The Cambridge Companion to Wittgenstein", CUP, 1996 |
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6 |
Janik - Toulmin, "La grande Vienna", Garzanti, 1975 |
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7 |
D. Marconi, "Wittgenstein", Laterza, Bari, 1997; |
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8 |
B. McGuinness, "Wittgenstein. Il giovane Ludwig (1889-1921)", Il Saggiatore, 1990 |
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9 |
R. Monk, "Wittgenstein", 1990; |
Repertori bibliografici.
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F. H. Lapointe, "Ludwig Wittgenstein, a comprehensive bibliografy", Greenwood Press, 1980; |
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McGuinness - Frongia, "Wittgenstein", Basil Blackwell, 1990; |
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S. Shanker, "Ludwig Wittgenstein: Critical Assessment", Croom Helm, 1986 |
Bibliografia ulteriore.
Per completezza, segnaliamo di seguito altre opere, non consultate, relative all'argomento della ricerca.
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1 |
M. Black, "A Companion to Wittgenstein's Tractatus", Cambridge, 1964; |
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2 |
D. Favrholdt, "An interpretation and critique of Wittgenstein's Tractatus", Copenhagen, 1965; |
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3 |
J. Griffin, "Wittgenstein's logical atomism", Oxford, 1964; |
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4 |
U. Mayer, "Hertz, Wittgenstein und der Wiener Kreis", |
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in Dahms (ed.), "Philosophie, Wissenschaft, Aufklärung. Beiträge zur Geschichte und Wirkung des Wiener Kreis", De Gruyter, 1985 |
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5 |
G. Pitcher, "The philosophy of Wittgenstein", Englewood Cliffs, New Jersey, 1964; |
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6 |
L. Raphael, "Wittgenstein et Hertz: pour une lecture antipositiviste de Wittgenstein", Ph. D. Dissertation, McGill University, 1978. Dissertation Abstract 39 (1979): 5556A. |
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7 |
E. Stenius, "Wittgenstein's Tractatus. A critical exposition", Oxford, 1960; |
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8 |
E. Stromberg, "Wittgenstein and the nativsm-empiricsm controversy", Philosophy and Phenomenological Research, 41, pgg. 127-141; |
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9 |
J. Tougas, "Hertz und Wittgenstein, zum historischen Hintergrund der Tractatus", Conceptus, 75 (1996). |
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10 |
S. Toulmin, "From logical positivism to conceptual history" |
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in Backer - Achistein (ed.), "The legacy og Logical Positivsm for the Philosophy of Science", John Hopkin University Press, 1970. |