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(...) Man mano che ci avvicinavamo a Napoli, l'atmosfera si faceva sempre più pura; ormai ci trovavamo davvero in un'altra terra. Le case dai tetti piatti ci annunziano la diversità del cielo, anche se all'interno non devono essere molto comode. Tutti sciamano per la strada, tutti siedono al sole finchè non cessa di splendere. Il napoletano è convinto di avere per sé il paradiso e si fa un'idea ben triste delle terre del settentrione (...).
Si dica o si racconti o dipinga quel che si vuole, ma qui ogni attesa è superata. Queste rive, golfi, insenature, il Vesuvio, la città con i suoi dintorni, i castelli, le ville! Al tramonto andammo a visitare la grotta di Posillipo, nel momento in cui dall'altro lato entravano i raggi del sole declinante. Siano perdonati tutti coloro che a Napoli escono di senno! (...)
Se nessun napoletano vuole andarsene dalla sua città, se i poeti celebrano in grandiose iperboli l'incanto di questi siti, non si può fargliene carico, vi fossero anche due o tre Vesuvi nelle vicinanze. Qui non si riesce davvero a rimpiangere Roma; confrontata con questa grande apertura di cielo la capitale del mondo nella bassura del Tevere appare come un vecchio convento in posizione sfavorevole. (...)

(da "Viaggio in Italia" di J.W. Goethe)

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