La Nascita

 Circa nel 1230, la conca aquilana era divisa in feudi e baronati che detenevano il potere militare centrale, in quanto investiti di tale potere dai vari sovrani del Regno di Napoli; inoltre, gli abitanti di queste terre, forse spinti dai continui combattimenti per l'egemonia, edificarono i loro paesi e le loro case in luoghi elevati,per meglio proteggerli. Si assiste dunque al fenomeno dell'incastellamento,  fenomeno comune a molte altre zone italiane, con l'unica eccezione che in questa zona è molto accentuato.  La popolazione residente era la discendente dell'orgosa stirpe Sabina-Vestina, con marcati accenti romani sullo stile di vita, in particolare alla libertas romana, e concezione logobarda del modo di agire.  Dall'altro lato troviamo i Baroni, discendenti di stirpi normanne insediate nel sud, che spesso, anzi quasi sempre, non risiedevano nelle terre dell' Abruzzo Ulteriore. A questi nobili del sud, grazie a meriti sul campo di battaglia, o molto più frequente grazie a generosi prestiti alle casse del Regno, venivano affidati, in riconoscenza terre e paesi di questa regione.   Continui screzi e continui scontri portarono gli abitanti dei paesi all'odio e allo scontro aperto con i baroni; determinando la spinta iniziale alla federazione di castellum e di villae che fonderà la città. La federazione mandò al consigliere del Re di Napoli un tal Pietro di Bazzano, affinchè perorasse la causa dell'edificazione. Ma in seguito non seguì concreta realizzazione, e restò solo come segno di speranza per le disperse popolazioni, anelanti a unirsi e a sottrarsi al giogo dei feudatari: il Duca di Spoleto una prima volta, una seconda volta l'Imperatore in persona spensero i fermenti di ribellione e ripresero saldamente il controllo delle nostre contrade.  In ogni modo la città, communque sorta nel 1254, godè i favori del Papato: Alessandro IV non solo spostò presto da Forcona a L'Aquila la chiesa Cattedrale della diocesi Forconese, ma tollerò anche che il clero dell'antica diocesi di Amiterno, da tempo senza Vescovo e aggregato alla diocesi di Rieti, passasse ora alla nuova Cattedrale.  Lo stesso Pontefice riconobbe alla città lo Stato di libero comune, quando, rivolgendosi ad essa il 28 Ottobre 1256 per esortarla a resistere a Manfredi (e offriva la remissione dei peccati a chi fosse morto lottando contro l'usurpatore), indirizzò la bolla ai "diletti figli, al podestà, al consiglio e al comune della città di Aquila".  Il che è tanto più significativo, in quanto fin dal 1231 Federico aveva bandito la carica ed il nome di podestà, comminando la "desolazione", cioè la distruzione, alle città che avessero contravvenuto al suo ordine.  Infati la città fiera della sua potenza intendeva sottrarsi al Regno e aveva preteso di darsi una sua peculiare organizzazione, viso che era sotto la protezione Papale.  E la città fu fedele al Papa, fino all'ultimo.  Quando, verso la fine del 1257, Manfredi aveva riconquistato tutto il Regno, che gli era franato fra le mani per l'ostilità del Papa, solo L'Aquila, al Papa fedele, resisteva ad oltranza e si rifiutava di entrare nell'ambito del Regno.  In realtà la resistenza degli aquilani aveva anche un altro motivo. I baroni a cui danno e contro la cui volontà era sorta la città, avevano da tempo chiesto l'aiuto di Manfredi contro i villani ribelli.  Resistere a Manfredi significava perciò resistere a coloro i quali volevano che la città fosse soffocata sul nascere e che i suoi abitanti tornassero nella servitù feudale.  L'Aquila resistette quindi ad un lungo assedio di due anni, ma quando la resistenza fu vana, Manfredi, nel 1259, potè distruggere solo le case e le baracche: i villani erano tornati alle loro ville ed alle loro terre, pronti a uscirne di nuovo, appena le circostanze avessero loro permesso di ricostruire la città.  La ricostruzione avvenne nel 1266, precisamente l'11 Aprile, per concessione ampiamente retribuita, di Carlo I d'Angiò, fratello di S. Luigi re di Francia; investito da Clemente IV del Regno di Sicilia, Carlo dovette tuttavia conquistarselo con le armi, impresa che egli condusse a termine in due vittoriose battaglie: quella di Benevento, nel 1266, nella quale trovò la morte Manfredi, e quella di Tagliacozzo, in cui ci fu un nutrito contingente aquilano alleato, nella quale trovò la morte Corrado V.

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